Perché i Tarocchi🔮

Vi è mai capitato di essere affascinati da qualcosa che non comprendete appieno, ma che allo stesso tempo vi genera timore e curiosità?
Ecco, la mia esperienza coi Tarocchi è nata così. Un po’ per caso, un po’ per gioco, un po’ perché percepivo che dietro quelle immagini e quei simboli c’era qualcosa di più sacro di quanto mi rendessi effettivamente conto.

Mi sono avvicinata per la prima volta ai Tarocchi all’improvviso, quand’ero adolescente. Non avevo nessuno in famiglia che li leggesse e che potesse aiutarmi a comprenderli. Ma durante l’adolescenza ho sviluppato in modo spontaneo un richiamo molto forte verso quella che era la mia natura da “strega“, anche se non ne ero ancora consapevole.

Di punto in bianco, in modo del tutto inaspettato, ho iniziato a nutrire un fortissimo coinvolgimento verso il mondo della magia. Non sapevo spiegarmi nemmeno io questa inclinazione “venuta fuori dal nulla” e ammetto che, nel profondo, avevo quasi paura di me stessa per questo interesse così genuino e spontaneo (specie con la mia educazione e con la mia famiglia, molto religiosa).
Mi incuriosivano moltissimo i libri esoterici, magici, relativi alla stregoneria e ai rituali e cercavo quante più informazioni possibili su questi argomenti. Sentivo un richiamo verso la divinazione, in particolare verso i tarocchi, gli oracoli e le rune. Ero attratta dalla magia delle candele e percepivo di essere fortemente influenzata dalla luna.
Questa propensione, però, l’ho accantonata quasi subito. Ero conscia che nasceva da dentro e volevo approfondirla, ma tra gli impegni scolastici e, ripeto, l’educazione che avevo ricevuto, ho cercato di non assecondarla troppo.

Tuttavia, nel corso degli anni, è rimasta a sedimentare nel profondo, in modo silenzioso e costante, in attesa di venire nuovamente allo scoperto. Ogni tanto riprendevo qualche libro in mano, mi soffermavo a guardare video attinenti, mi leggevo i tarocchi attraverso i siti, quasi come un gioco.
Fino all’anno scorso.

Complice la chiusura forzata a cui siamo stati tutti soggetti, fin da subito ho colto il potenziale di questa opportunità per arricchire le mie conoscenze e lavorare su di me. Ho letto in pochi mesi più libri di quanti non ne legga in un anno, ho iniziato un percorso di guarigione e ho imparato ad ascoltarmi con una nuova consapevolezza e a cercare un nuovo tipo di legame con il mondo invisibile, spirituale.
Ho proceduto a piccoli passi, acquisendo man mano sempre più coscienza del valore di ciò che stavo intraprendendo. La mia “vecchia” propensione era ancora lì, più viva e intensa di quanto immaginassi, e quando ho sentito di dedicarmi alle carte, ho iniziato con un mazzo di oracoli: La guida quotidiana degli Angeli di Doreen Virtue. Il senso di calma e di serenità che mi trasmettevano quelle carte mi ha indotta ad intensificare i miei studi e ad avvicinarmi pian piano al mondo dei Tarocchi.

Fatti di archetipi e di simboli che rimandano alle tappe della vita umana, sono, secondo me, un potente mezzo di introspezione e conoscenza. Usati con la dovuta cura e rispetto, permettono di far luce su una situazione poco chiara, aiutano a comprendere meglio determinate circostanze e comportamenti e possono offrire supporto e consigli. Esiste, infatti, un approccio diverso da quello divinatorio, che è quello tarologico, ormai ampiamente utilizzato anche in psicologia, e che ha lo scopo di aiutare la crescita e l’evoluzione personale. Questo tipo di approccio non si basa infatti su delle profezie, ma fa leva sulla necessità di lavorare sul proprio inconscio e sul proprio Sè.
Il termine Tarologia, ideato da Jodorowsky, attraverso lo studio dei simboli e dei colori porta allo sviluppo della coscienza interiore, al fine di superare i blocchi che ostacolano la nostra piena realizzazione. Non è incentrato sul fato o sul destino, ma sulla nostra totale responsabilità nei confronti delle esperienze che viviamo e invita a considerare le conseguenze delle nostre azioni e dei nostri comportamenti per, eventualmente, cambiare rotta.

Personalmente, ammetto di non disdegnare nessuno di questi due metodi. Trovo che ci sia potenziale in entrambi e che la connessione col mondo invisibile e spirituale non pregiudichi la ricerca della propria coscienza e interiorità. Naturalmente lo scopo delle letture è diverso e, di conseguenza, anche le interpretazioni. Ma sono dell’idea che il destino non sia già scritto e stabilito, e che il nostro libero arbitrio possa influenzare e modificare le cose.
Se ci rendiamo conto di questo e valutiamo le risposte tenendo conto della nostra responsabilità, credo che anche l’approccio cartomantico, di tanto in tanto, possa risultare utile.
Quello che consiglio sempre è di seguire il cuore ed essere fedeli al proprio sentire.
La connessione con le carte è molto profonda. E benché solitamente i Tarocchi vengano considerati come un “gioco”, a mio modesto e umile parere non vanno presi come tale. Sono uno strumento tanto antico quanto potente, e se cercate delle risposte nelle carte, che sia per scopo divinatorio o tarologico, abbiatene sempre la dovuta considerazione🃏🔮

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