Fai brillare l’angelo che è in te (parte 1)

Ho iniziato a leggere un libro molto interessante di Doreen Virtue, che si intitola Fai brillare l’Angelo che è in te. L’ho preso perché, nonostante io non mi senta sopraffatta dalla negatività, credo sia comunque utile trovare un modo di gestire tutte le pressioni, lo stress e le preoccupazioni che ci stanno bombardando con particolare intensità da un anno a questa parte.

Vivendo determinate circostanze e parlando con certe persone, mi sono resa conto di quanto sia difficile a volte relazionarsi con gli altri. Puoi parlare, ma non vieni capito.
C’è molto individualismo, le persone sono parecchio concentrate su sé stesse, e le varie preoccupazioni quotidiane non fanno altro che aumentare questo distacco, questa sorta di “alienazione l’uno verso l’altro“. Gli scambi interpersonali sono cosa rara. Ci si ascolta per rispondere, non per ascoltare. Quante volte abbiamo sentito questa frase? I problemi cui siamo soggetti, che focalizzano la nostra attenzione e succhiano le nostre energie, hanno come ennesimo effetto collaterale quello di allontanarci l’uno dall’altro, portandoci a comunicare in modo sterile, arido, vuoto.

Superficialità, menefreghismo, apatia, egoismo, noia, solitudine, manie di protagonismo.. sono prerogative sempre più comuni.
Genuinità, spontaneità, bontà (che non è buonismo), apertura, disponibilità, altruismo, benessere, soddisfazione, gioia, gratitudine, riconoscenza, autenticità.. sono invece sempre più rare.
Da diversi anni ho maturato l’idea che la crisi economica abbia portato con sé una profonda crisi di valori. Mancano soldi, manca lavoro, mancano prospettive, e manca fiducia.. e come conseguenza manca umanità.
Benché riscontrassi questa cosa in modo piuttosto frequente, credevo di essere forse troppo severa, troppo rigida.. Ma leggendo questo libro, ho scoperto che i miei sospetti erano fondati.

L’autrice parla di come lo stress e gli eventi drammatici e traumatici possano influire non solo sulla nostra psiche, alterando i nostri processi neuronali, ma anche dell’impatto a livello fisico. Qualunque forma di trauma, di maltrattamento, di paura intensa va a modificare anche la nostra secrezione ormonale, alterando il nostro equilibrio salutare. Il problema è che la secrezione di certi ormoni diventa quasi una sorta di dipendenza, ergo: il dramma attira altri eventi drammatici.
Il nostro corpo, che è meravigliosamente perfetto, reagisce e cambia in base agli eventi che noi viviamo. Se pensiamo di essere vittime delle circostanze, in realtà spesso sono le nostre scelte a condurci verso una determinata condizione.

Ecco alcuni esempi:
– Quando scegliamo il partner o le amicizie;
– Quando ci dedichiamo ad attività poco importanti;
– Quando ignoriamo il nostro intuito;
– Quando facciamo uso di sostanze che amplificano l’ansia o deprimono (nicotina, zucchero, alcol);
– Quando non ci organizziamo e ci ritroviamo con scadenze imminenti

Più eventi traumatici abbiamo vissuto, più il nostro sistema di allarme rimane vigile, rendendoci preoccupati, nervosi, e ansiosi: ci aspettiamo un dramma da un momento all’altro e, per il principio della Legge di Attrazione, finiamo per crearlo noi stessi.

Il nostro istinto di sopravvivenza ci ha portato ad acquisire diversi modi per reagire a un trauma:
1. Lotta (ci si oppone)
2. Fuga (si scappa)
3. Blocco (è una sorta di dissociazione da sé e dalla realtà)
4. Adulazione (si cerca di compiacere gli altri per evitare il conflitto)

Come ho detto, il nostro cervello produce diverse sostanze per aiutarci a gestire il dolore, e queste sostanze creano dipendenza. Ci sono in particolare tre ormoni che sono associati allo stress:
ADRENALINA: è una risposta alla paura e porta il cuore a battere più velocemente. Prodotta per lunghi periodi può provocare malattie cardiache.
CORTISOLO: diminuisce la funzionalità del nostro sistema immunitario, ci porta ad accumulare grasso e diminuisce la produzione di collagene, è infatti causa di obesità e osteoporosi.
ISTAMINA: porta ansia e insonnia, e provoca reazioni allergiche come gonfiori, prurito, naso che cola, starnuti e lacrimazione. Ci sono diversi cibi che aumentano la produzione di istamina (sottaceti, formaggi fermentati, conservanti e coloranti, lievito, pesticidi e OGM, soia, zucchero raffinato, banane, cannella.. è una lista lunga, invito a fare delle ricerche); possiamo contrastarla con l’assunzione di broccoli, riso integrale, e noci di macadamia.

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), che Doreen chiama la Reazione Post-Traumatica da Stress (PTSR), produce sintomi anche nelle persone che guardano programmi drammatici, disastri naturali, attacchi terroristici, guerre.. il nostro inconscio non fa distinzione tra quello che viviamo e quello che guardiamo, e produce reazioni attinenti alle informazione cui siamo sottoposti.
Pensate a quello che stiamo vivendo da un anno! Al continuo assillo cui ci stanno sottoponendo, facendolo diventare il nostro pensiero fisso, il principale argomento di ogni programma, notiziario ecc.. A prescindere dalle varie idee che si possono avere in merito, sembra non esista altro tema degno di essere discusso. Mi rifiuto di nominarlo, non voglio che quella parola intacchi questo spazio. Ma pensate a come ci stanno focalizzando H24 solo su quello. E considerate il peso di simili implicazioni sul vostro cervello.

Nel cervello avvengono reazioni volte a proteggerci e a tutelarci dalle esperienze traumatiche che viviamo. L’amigdala, che è la parte che gestisce la paura, subisce notevolmente gli effetti dei traumi.
E’ stato inoltre riscontrato che coloro che vivono traumi hanno le dimensioni dell’ippocampo ridotte rispetto a coloro che non soffrono di questi disturbi. Chi vive il PTSD, o meglio la PTSR, per un arco di tempo elevato, subisce un’atrofia dell’ippocampo, che torna alle sue dimensioni normali solo quando i fattori che hanno scatenato la PTSR scompaiono.
Esiste un’eccezione: chi subisce traumi durante l’infanzia subisce un’importante alterazione genetica, l’ippocampo non si sviluppa come dovrebbe e alcuni geni si “spengono” proprio per aiutare il bambino a sopportare il trauma. Il cervello si modifica per sopravvivere, riducendo le sinapsi neuronali, e portando la persona a essere meno consapevole delle proprie emozioni.
Ancora, ci sarebbe da riflettere parecchio in proposito!

L’autrice spiega che spesso associamo i drammi all’intrattenimento, come se essere tranquilli e sereni fosse noioso. Questo avviene proprio perché gli ormoni dello stress creano dipendenza. “Spesso accettiamo una situazione in cui ci sentiamo a nostro agio, anche se si tratta di una condizione malsana e pericolosa, perché la conosciamo e perché per noi è prevedibile.” (pag. 60)

Chi vive situazioni di stress e di traumi emotivi, spesso si rifugia in un atteggiamento pessimistico, con lo scopo di proteggersi da ulteriori delusioni. Si crea un circolo di negatività, da cui si fa fatica a uscire, proprio a causa della dipendenza a cui diventiamo soggetti.
In pratica, stress e traumi hanno il potere di affievolire la nostra luce, la nostra scintilla interiore. Dobbiamo renderla più luminosa e recuperare l’ottimismo. Il modo per farlo lo tratterò nella seconda parte💫

4 pensieri su “Fai brillare l’angelo che è in te (parte 1)

    1. Grazie, apprezzo molto queste parole così gentili, grazie davvero di cuore. Ricevere dei feedback per me è importante, e sapere di riuscire a comunicare mi fa molto piacere. Grazie davvero con tutto il cuore.
      Se desidera, mi dia pure del tu, per me non c’è problema se ci si relaziona a me in modo informale 😉

      Piace a 1 persona

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