Il mare del cuore

A volte nel cuore abbiamo più di quanto osiamo dire. Può essere perché siamo consapevoli di quello che c’è e abbiamo semplicemente timore di esternarlo, oppure può essere perché in realtà non siamo completamente consci della complessità e della profondità delle nostre emozioni.

Da fuori è abbastanza facile fare confusione, perché anche se le emozioni che proviamo possono essere simili e indurre sensazioni quasi identiche, il modo di rapportarsi a queste emozioni cambia in ciascuno di noi, a seconda della propria sensibilità, ma anche a seconda della propria capacità di esprimere ciò che si prova.

Se i fraintendimenti con persone “esterne” sono in qualche modo “normali” e gestibili, la vera fregatura nasce quando non riusciamo a tradurre in modo corretto il nostro mondo interiore, o quando lo traduciamo in modo parziale, convinti invece di averne colto il senso più autentico e profondo.

Per chi mi segue da un po’, è da circa metà aprile che sto manifestando una fase “strana”, che ho soprannominato la “fase della Sacerdotessa”, in riferimento ai Tarocchi. E’ come se dentro di me fossi avvolta da una coperta buia, che non mi provoca sentimenti tristi o di chiusura, ma che semplicemente mi causa incertezza, confusione, come se avessi bisogno di raccogliere le idee, sospendere ogni pensiero, e semplicemente lasciare che sia. Senza preoccupazioni, senza etichette, senza il bisogno di definire per forza qualcosa. Mi sento come se avessi il cuore chiuso nel silenzio. Sente e pensa, ma non si esprime, lasciandomi sperimentare certe sensazioni senza sapere dove o come incanalarle.
La parte difficile arriva quando è il corpo a manifestare gli effetti di queste emozioni, e lo fa nel modo più violento e intenso possibile, perché è lo sfogo finale dell’anima, che, rimasta ignorata troppo a lungo, inizia a urlare la sua sofferenza senza filtri di sorta. E stavolta la mia anima ha urlato furiosamente.

Continua a leggere “Il mare del cuore”