La Morte

L’altro giorno, a casa di amici, parlavo di Tarocchi e ho notato che uno di loro mostrava un certo imbarazzo in merito. Lo vedevo in qualche modo intimorito, a disagio, e ho capito che questa sensazione era determinata soprattutto dal fatto che nel mazzo ci sono due carte un po’ particolari: la Morte e il Diavolo.
Vorrei perciò affrontare la spiegazione di entrambi questi arcani per rassicurare e tranquillizzare coloro che pensano che i Tarocchi nascondano qualcosa di nefasto, di oscuro, o addirittura di satanico.
In questo articolo parlerò della Morte.

La Morte, Everyday Witch Tarot, by Deborah Blake

La Morte è la tredicesima lama degli Arcani Maggiori, e in alcuni mazzi è chiamata anche l’arcano senza nome, proprio per esorcizzare il lato oscuro di questa carta.
E’ generalmente rappresentata come uno scheletro con una falce in mano e sullo sfondo compare un sole in procinto di sorgere o tramontare (a sottolineare l’ambivalenza del suo significato), ma, come ho più volte spiegato, l’iconografia cambia a seconda del mazzo che si utilizza.
Questa carta è legata alla natura effimera delle cose: tutto passa e per fare spazio al nuovo è necessario abbandonare il vecchio. Vita e morte sono aspetti della stessa medaglia, ma non è un presagio così negativo come si può pensare ed è quasi impossibile che parli di morte in senso letterale.

La morte è infatti spesso accompagnata dall’idea di rinascita: è una trasformazione, una distruzione necessaria, un cambiamento che spesso fa paura, ma a cui non ci si può opporre. E’ un distruggere che porta alla rigenerazione, è il recidere un passato ormai ingombrante, logoro e non più utile alla propria esistenza. Invita a lasciarsi alle spalle qualcosa senza rimorsi: è il momento di chiudere un ciclo, perché solo mettendo fine a un capitolo della nostra esistenza ci diamo la possibilità di cominciarne uno nuovo.
Può rappresentare un rinnovamento fisico, concreto: la fine di un rapporto di lavoro, di una relazione sentimentale, di un proprio status e l’inizio di qualcosa di completamente nuovo e diverso.
Può però anche avere a che fare con una dimensione più spirituale: si abbandona un lato di sé per dar vita a un’identità completamente nuova, rigenerata. Si tratta quindi di una trasformazione molto profonda, decisiva e talvolta drastica, che si accompagna a un inizio fresco e innovativo.
Può indicare anche la necessità di purificarsi da qualcosa: nel momento in cui qualcosa si rompe o finisce, anche dentro di noi avviene un cambiamento (o forse è proprio il cambiamento interiore che manifesta la trasformazione esteriore) e quindi è necessario “pulirsi”, disintossicarsi dall’attaccamento con il passato, in modo da prepararsi a quello che sta per arrivare. Dobbiamo creare in noi le condizioni ideali per accogliere il nuovo.

La Morte, Witches Tarot, di Ellen Dugan

E’ una carta dinamica, attiva, con tempistiche abbastanza veloci, e invita a riprogrammare la propria vita, a considerare nuove opportunità e cambiamenti. E’ l’invito a lasciare andare, creare il vuoto per fare spazio al pieno. Se si sta attraversando un periodo di stasi e stagnazione, questo arcano rappresenta uno sblocco, un’evoluzione inaspettata delle circostanze.
Può essere considerata come arcano positivo o negativo a seconda del proprio atteggiamento nei confronti dei cambiamenti. Se siamo aperti alla vita, alle sue risorse, alle sue sorprese e abbiamo fiducia in ciò che è e che sarà, questa carta non ci apparirà mai come una minaccia, ma come un’opportunità di evolvere, di crescere e cambiare. A volte i cambiamenti sono dolorosi, talvolta richiedono energia e pazienza e spesso ci sentiamo impreparati ad affrontarli, specie se ci troviamo in condizioni favorevoli, ma non sempre quello che appare come ostacolo lo è davvero.
Non sono una persona fatalista, ma credo che abbiamo un percorso da compiere e se la vita ci offre determinate circostanze c’è sempre un motivo. Forse lo scopriremo qualche tempo dopo, o a distanza di anni, o forse mai. Ma credo che a volte avere semplicemente fede in ciò che è sia l’atteggiamento più saggio con cui affrontare quello che la vita ci mette davanti.

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