Confini

Negli ultimi giorni mi sono trovata a riflettere su una cosa: i nostri limiti interiori.
Ci sono tasti verso i quali siamo più vulnerabili, e a volte, se vengono toccati con imprudenza, possono causare dolore.

A rifletterci bene, non è così difficile ferire qualcuno. Basta indelicatezza, superficialità, avventatezza.. se si finisce per urtare una parte di noi particolarmente delicata o in cui siamo particolarmente sensibili, il danno è fatto, e non si torna indietro. Le crepe possono essere sempre sanate, ma restano lì, come cicatrici indelebili, che anche una volta rimarginate hanno comunque il potere di rievocare la ferita che le ha provocate.

C’è una cosa che mi è stata insegnata: le persone si prendono con noi le libertà che sentono di avere. Tuttavia, in varie occasioni, ho constatato che non è proprio così.. credo piuttosto che questa frase sia vera a metà. E’ vero che a volte una persona si prenda delle confidenze perché sente in qualche modo di poterlo fare, però capita anche che uno “vada oltre” per sua libera iniziativa, come per valutare quanto può spingersi avanti.

Io, purtroppo, riconosco di avere un modo di fare che lascia molta libertà agli altri, non metto subito dei paletti. Non sono una persona che mette in soggezione o che crea muri; spesso mi sento dire che infondo serenità, tranquillità, e che con me ci si sente spesso a proprio agio. Sinceramente mi fa piacere ispirare queste sensazioni, ma non se questo induce ad andare a briglia sciolta nei miei confronti, senza fermarsi a pensare se si può o no.. perché ci sono dei confini.

Ci sono cose su cui non riesco a passarci su. E non dipende dal tipo di rapporto che c’è con quella persona, dipende esclusivamente dal fatto che vengono toccate questioni che sono personali, intime, mie e su cui non concedo a nessuno di metter bocca. Di chiunque si tratti, non è un suo diritto farlo, punto. Nonostante questo, però, se qualcuno supera la soglia del consentito, non sempre reagisco. Capita che venga presa in contropiede, o che la cosa mi spiazzi talmente tanto da farmi mantenere la calma sul momento, ma poi resta lì a sedimentare, fino a che gli effetti si manifestano a scoppio ritardato, come una bomba inesplosa, il cui innesco è ancora attivo.

I consigli non richiesti talvolta sono i peggiori. Posso apprezzare le buone intenzioni, la buona fede che c’è dietro, l’affetto che magari spinge a fare quella considerazione.. Ma non apprezzo il sentirsi in qualche modo autorizzati a esprimere pareri su questioni personali di cui evito di parlare. Come se, da fuori, potessero invadere la mia sfera privata e in qualche modo permettersi di giudicarla.

Non possiamo mai giudicare le vite degli altri, perché ogni persona conosce solo il suo dolore e le sue rinunce. Una cosa è sentire di essere sul giusto cammino, ma un’altra è pensare che il tuo sia l’unico cammino.
Paulo Coelho

Posso sembrare strana, o eccentrica, va bene. Posso sembrare eccessivamente espansiva e affettuosa, va bene. Posso sembrare qualsiasi cosa, ma questo non significa che ci sia qualcosa da correggere, o che ci sia qualcosa di sbagliato in me. Per tutta la vita ho combattuto contro questa sensazione, perché in tanti si sono permessi di giudicare e talvolta anche di offendere. Da piccola ci stavo male, ne soffrivo tremendamente, mentre ora ho capito che non devo sforzarmi di piacere o di essere accettata. Ho imparato a stare bene da sola e in compagnia non voglio sentirmi “tollerata”, ma apprezzata. Forse deriva da questo la mia intransigenza, ma non voglio più sentirmi in colpa per come sono.
Se mi accorgo di essere concepita come un peso, se percepisco delle remore di qualsiasi tipo verso di me, io mi blocco, mi freddo completamente. Non obbligo nessuno a far parte della mia vita, ma chi desidera farne parte non deve cercare di cambiarmi.

5 pensieri su “Confini

  1. Partendo da “Negli ultimi giorni mi sono trovata a riflettere su una cosa: i nostri limiti interiori.” per arrivare a “Non obbligo nessuno a far parte della mia vita, ma chi desidera farne parte non deve cercare di cambiarmi.” credo che tu sappia benissimo dove lavorare per fare eventuali cambiamenti, se ci tieni davvero a farli! 🙂

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    1. Il punto, secondo me, è che il cambiamento deve partire da dentro, e non dev’essere forzato dall’esterno. Se nel mio percorso di consapevolezza e lavoro personale scopro dei lati di me da modificare, ben venga, perché in questo modo mi evolvo e miglioro. Se invece decido di cambiare per accontentare le aspettative altrui è un altro discorso, in cui non c’è un miglioramento, ma rischio invece di perdere me stessa. Qui non parlo di limiti nel senso di blocchi personali, ma parlo di confini che, in nome del rispetto reciproco, non andrebbero superati. Non si tratta di cullarsi nella propria sfera interiore, dicendo: io sono così, punto. Anche perché ho spiegato in più articoli che io considero l’identità come qualcosa in divenire e non come qualcosa di statico. Semplicemente ho smesso di accettare di sentirmi dire: dovresti, potresti ecc.. Ripeto, ci sono dei confini, confini intimi, che nessuno dovrebbe permettersi di superare, perché superarli equivale a dire: così come sei non ti accetto.

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      1. Certo, certo. Il cambiamento deve partire da se stessi e deve essere fatto per se stessi e non per compiacere qualcuno. Si possono cambiare atteggiamenti o smussare spigoli, certo, ma quello è solo civiltà, non cambiamento.
        E comunque sono un eraclideo talmente convinto del Panta Rei, che un giorno finirò col dire che cambia pure quello, perciò non ti preoccupare: la fissità delle idee (nel senso di… come dire… inviolabilità) non mi appartiene! 😀

        Aggiungo solo una considerazione personale: se qualcuno non mi accetta per come sono, il problema non è mai mio, quindi che di adegui lui al suo problema, non certo io alla sua diffocoltà. Ma questo, spesso, capita con le persone che non ci tengono, perché quelle a cui siamo cari, possono anche non capire, ma solitamente accettano.

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      2. Sono d’accordo: essere flessibili e accomodanti una cosa, modificarsi per farsi accettare è un’altra.

        Per esperienza personale, purtroppo, non posso condividere il tuo pensiero.. Sarebbe giusto fosse così come dici, ma ho vissuto esperienze che hanno smentito questa certezza. A volte anche chi ci tiene, proprio perché ci tiene, rischia di esagerare. Se devo essere onesta, credo che la capacità di saper mantenere un limite dipenda molto dalla sensibilità. Serve delicatezza, empatia, rispetto della sfera personale di ognuno. Se uno non ha questa attenzione particolare, anche l’affetto non protegge da “invasioni” scomode. Per lo meno, questa è quello che ho vissuto io..

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      3. In pratica serve saper comunicare in modo trasparente. 🙂
        Sì, forse stiamo dicendo la stessa cosa, partendo da dei presupposti diversi.
        Anche questo, in fin dei conti, è un errore di comunicazione, che però si può sistemare se c’è la volontà di farlo! 🙂

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