Le origini della Befana

Mi sento un po’ una “guastafeste”, perché ultimamente sto “smontando” tutte le nostre care tradizioni riportandole alla loro origine autentica, e spiegando che molte nostre credenze nascono in realtà da antiche celebrazioni popolari.
Poteva la Befana esimersi da tutto ciò? Ovviamente no, mi dispiace dirlo, ma anche quella cara e vecchia nonnetta sostituisce festività precristiane facenti parte della cultura pagana.

Nel mondo antico i solstizi e i momenti di transizione venivano vissuti con particolare attenzione e riguardo da parte del popolo. Ogni fase dell’anno portava con sé dei cambiamenti che andavano riconosciuti e celebrati e spesso erano associati a miti e leggende che li permeavano di magia e di fascino. La Befana che conosciamo oggi trae la sua origine da diverse figure che facevano parte delle tradizioni antiche, ormai sempre più recondite e quasi del tutto dimenticate.
Una di queste era connessa al culto della dea madre: dopo aver dato vita al Dio, nel solstizio di Yule, la dea poteva finalmente riposarsi. Da Anziana, manifestazione del vecchio anno appena concluso, molto presto cambierà le sue sembianze in quelle di una giovane Fanciulla dei Fiori, portatrice di una nuova primavera (che vedremo a inizio febbraio, con il sabbat di Imbolc). I suoi regali rappresentavano i buoni propositi per i mesi futuri e i residui del passato ormai inutili.

Tra le popolazioni germaniche, il 6 gennaio si venerava la dea Perchta, una sorta di corrispettivo femminile del dio celtico Cernunnos, o della dea greca Artemide, tanto che era conosciuta con l’appellativo di Signora delle bestie. Era infatti considerata la guardiana della natura e degli animali e presiedeva l’attività della caccia e dell’agricoltura. Era raffigurata come una bellissima donna dalla pelle chiarissima e vestita di bianco, la quale poteva però cambiare aspetto e tramutarsi in un’anziana signora con le vesti logore e i capelli arruffati. Con queste sembianze compariva di fronte ai malvagi e portava scompiglio e sfortuna nelle loro vite, ristabilendo le giuste ricompense per le azioni compiute. Il suo nome trae origine da perhat e brecht e significa la lucente, colei che splende, ed emana luce e biancore, e vorrei far notare anche in questo caso la similitudine con la dea celtica Brigid, la cui radice breo significa fuoco; Brigid è infatti la dea della luce. Le giornate stanno lentamente iniziando ad allungarsi e il culto di queste dee è legato proprio alla rigenerazione della natura e al ritorno della luce.

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