Essere Strega

Oggi vi racconto un po’ di me, del mio essere ciò che sono. E cercherò di farlo senza usare citazioni o frasi altrui, ma con parole mie.
Spesso mi piace condividere degli aforismi o delle poesie.. e tutto quello che posto mi risuona nel profondo. Se un testo mi emoziona e sento che quelle parole esprimono qualcosa che mi fa vibrare dentro, ecco che quel testo trova immediatamente il suo spazio qui. Magari si tratta di riflessioni, o semplici frasi, ma il solo fatto che le percepisco come autentiche mi induce a integrarle in questo mio “mondo”, dove sono io al 100%.
Non sono etichettata da un nome, né da una foto, eppure ci sono completamente, e chi mi legge può captare più cose di me di quante non ne colga chi invece crede di conoscermi.

Essere Strega per me vuol dire tanto, perché ho riscoperto la mia essenza e in qualche modo la mia identità. Non mi sono mai identificata col mio nome, o meglio, col mio cognome. Quando lo sento nominare ho sempre la sensazione che stiano chiamando un’estranea, qualcuno che magari conosco, ma che non c’entra affatto con me. Probabilmente è dovuto a qualche retaggio karmico e a questo proposito mi è stato consigliato di indagare attraverso una costellazione familiare. Probabilmente lo farò, ma nel frattempo sto cercando di scoprire chi sono veramente.

Attraverso il percorso del risveglio spirituale, l’identità è una delle prime cose che inizia a vacillare. Si smette di identificarsi coi propri pensieri, si smette di identificarsi con le proprie emozioni, ci si rende conto che non ci si può identificare nemmeno col proprio corpo, e sembra quasi di vivere un annichilimento di sé. In effetti per certi versi può sembrare così, ma di fatto si abbandonano delle etichette (imposte o autoimposte) per far emergere chi si è davvero.
Al che, sono certa che alcuni “guru”, o sedicenti tali, avrebbero sicuramente da ridire sul fatto che io mi identifichi come strega e che stia addirittura cercando il mio nome da strega, ma ho capito che in realtà non c’è contraddizione in questo. Dopo un’attenta analisi introspettiva, con cui ho cercato di comprendere se il mio definirmi “strega” fosse un’esigenza dell’anima o l’ennesima etichetta dell’ego con cui cercavo di etichettarmi, ho captato qualcosa che stavo sviluppando dentro di me. Ho sospeso ogni giudizio, mettendomi in uno stato di ascolto e di silenzio, e mi sono resa conto di essere strega non nel senso comune del termine, ma in un senso più ampio. Sento che dentro di me qualcosa combacia con quello che faccio, nel modo in cui accendo una candela, nel rispetto che ho per le carte, nelle sensazioni che provo quando sto in silenzio in un bosco, nella fiducia che ripongo sulla Luna da quando ero bambina, nel modo in cui guardo e considero certe cose.. qualcosa di me mi fa agire così, qualcosa che non deriva né dall’educazione, né dai libri letti, né da nulla se non il mio spontaneo sentire. Perciò IO SONO UNA STREGA, e chiunque dica pure ciò che gli pare.

Forse non tutti lo sanno, ma ogni strega ha il suo nome da strega. Non è qualcosa che si sceglie a caso, o in maniera superficiale, ma va “percepito” e poi consacrato attraverso un rito. Questo sarà poi il nome con cui ci si rivolge ai propri spiriti guida durante i rituali o durante qualche invocazione, e va preservato il più possibile, anche se molte non hanno problemi a divulgare il proprio.
E’ da diverso tempo che sto meditando sul mio, e so che se non l’ho ancora trovato è perché sto ancora evolvendo nel mio percorso.

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