Affinità selettive

Le relazioni umane hanno qualcosa di complicato e affascinante insieme.
Scoprendo l’altro ci si scopre, ci si mette in gioco, si fanno i conti con aspetti di sé che non si conoscono o che non si capiscono fino in fondo, e solo il confronto con l’altro può portare alla luce certe verità intrinseche.
Ho sempre apprezzato questa possibilità connessa agli scambi interpersonali, e ultimamente, in modo particolare, sto facendo i conti con delle debolezze che credevo ormai superate e finite.

Sono convinta che ognuno di noi sia responsabile delle proprie emozioni, nel senso che la verità del cuore è una verità che ci appartiene profondamente e che quello che sentiamo è qualcosa di cui siamo gli unici responsabili: l’altro fa emergere qualcosa di latente, qualcosa che esiste già, e la sua presenza permette solo di risvegliare quella parte di noi che è rimasta dormiente.
E’ come quando si dice che la bellezza è negli occhi di chi guarda: allo stesso modo l’amore o altre emozioni sono già nel cuore di chi le prova.

Eppure, è comunque spiacevole quando l’altra persona ti ritiene responsabile per la sua incapacità di coinvolgersi. Dentro di me, razionalmente, so che quello che sono merita di essere accettato e apprezzato senza remore, che “il pacchetto” o piace o non piace, e che non posso snaturare me stessa per accontentare gli altri. Ma c’è un altro aspetto, che è quello emotivo, che si sente ferito nel vivo, come se fosse una mia mancanza il fatto che l’altra persona non riesce a emozionarsi. Un po’ come se non fossi abbastanza, o all’altezza. Riemergono sensazioni spiacevoli, sensazioni lontane, che non provavo più da tanto e che speravo di non riprovare mai più: sensazioni di rifiuto, di non accettazione, di giudizio.. come se mi si stesse dicendo in faccia: “Non meriti più di questo!”

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Tanabata, la notte dei desideri

Secondo la tradizione giapponese oggi cade la ricorrenza di Tanabata Matsuri, una festa molto particolare.
Tanabata significa letteralmente settima notte e cade appunto la settima notte del settimo mese dell’anno, anche se in alcune zone del Giappone viene festeggiato il 7 Agosto.

Questa festa trae origine da un’antica leggenda cinese, che racconta la storia di due innamorati: la principessa Orihime e il pastore Hikoboshi.
Orihime era figlia di Tentei, il sovrano del cielo, e trascorreva il suo tempo a tessere abiti presso il Fiume Celeste. Poiché era sempre impegnata e non aveva modo di incontrare di nessuno, suo padre decise di darla in sposa al giovane Hikoboshi, un mandriano che viveva dall’altra parte del fiume e che si occupava dei pascoli celesti.
I due si innamorarono a prima vista, e dopo le nozze si dedicarono l’uno all’altra, presi dalla felicità e dalla passione. La gioia e l’amore li distrassero però anche dai loro doveri, cosicché gli dei non avevano più abiti e i buoi vagavano disordinatamente per il cielo.
Il padre di lei, non potendo permettere questa situazione, decise quindi di punire i due sposi, dividendoli ai due lati del fiume.
La principessa cadde in una profonda disperazione, piangendo senza sosta, e Tentei, mosso a compassione, permise ai due giovani di rivedersi, ma solo una volta all’anno, e a condizione di portare a termine i loro compiti. Pertanto, il settimo giorno del settimo mese è il giorno in cui cade questo incontro.
I due giovani sono identificati con le stelle Vega e Altair, separate dalla via Lattea.

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Amicizia Uomo-Donna

Spesso mi sono sentita dire che l’amicizia uomo-donna non esiste, che si tratta di una chimera e che in realtà si mettono sempre di mezzo i sentimenti, o l’attrazione o entrambi.
L’altra sera ho rivisto il film Harry ti presento Sally, un film che mi piace un sacco e che trovo anche pieno di verità, e in effetti, se vogliamo, rappresenta l’ennesima conferma che, a lungo andare, il rapporto di amicizia è destinato a evolversi e a modificarsi in qualcos’altro.

A essere sincera, io ho sempre creduto che l’amicizia uomo-donna fosse qualcosa di possibile e fattibile. Ho sempre creduto che non ci fosse niente di male ad avere amicizie miste e che, anzi, a volte avere una prospettiva “diversa” fosse un arricchimento, una risorsa extra che aiuta a vedere le cose con maggior completezza e profondità.

Benché negli ultimi mesi diverse persone abbiano cercato di minare questa mia convinzione, l’esperienza personale mi porta a rimanere fedele a quest’idea.
Dopo quello che stavo vivendo nell’ultimo periodo, ho sentito il bisogno di interagire con qualcuno che sapevo che mi voleva bene e che poteva darmi un’opinione sincera sulla situazione. E il primo nome che mi è venuto in mente non è stato quello di un’amica, ma di un amico.

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Spiritualità nella vita di tutti i giorni

A volte l’Universo ci mette alla prova. Viviamo sfide, prove e ostacoli con il solo scopo di “svegliarci” ed evolvere spiritualmente, rendendoci conto che ciò che viviamo risponde solo e soltanto al nostro massimo bene, anche se a volte facciamo fatica a vederla così.

In queste ultime settimane ho scritto poco, perché ho dovuto lavorare intensamente su me stessa e cercare di dare un senso e un valore a quello che sto attraversando.
Ho capito da diverso tempo che le persone che più ci mettono alla prova, sono in realtà quelle con le quali abbiamo patti animici importanti. La loro presenza serve a farci comprendere determinate cose, e risponde in qualche modo allo scopo evolutivo con cui ci siamo reincarnati.
Che piaccia o no, la verità è che tutto quello che viviamo ce lo siamo scelti. Ci siamo scelti la nostra famiglia, le nostre sfide, le difficoltà, e le anime che ci stanno intorno sono sia quelle che ci sostengono e ci supportano, sia quelle che ci ostacolano per farci imparare una lezione. Abbiamo scelto tutto, e la nostra anima lo sa.
Quello che non sa è che l’esperienza terrena può talvolta rivelarsi più dura e complicata rispetto a quello che pensava nel momento della scelta, e che il nostro corpo, ovvero la nostra macchina biologica, ha delle esigenze e delle reazioni che vanno gestite per far sì che non prendano il sopravvento e ostacolino il nostro percorso evolutivo.

Chiunque si interessi di spiritualità, sa che una delle principali sfide da affrontare è proprio il fatto che il nostro corpo, che di fatto è solo un mezzo col quale vivere l’esperienza di reincarnazione, rischia di diventare il fulcro delle nostre preoccupazioni e pensieri. Dobbiamo prendercene cura e rispettarlo, in quanto è il tempio della nostra anima, e ha le caratteristiche necessarie allo scopo di questa nostra esistenza (quindi, di fatto, ognuno è perfetto così com’è, perché veniamo al mondo con il fisico adatto allo scopo di questa vita), ma non dobbiamo cedere passivamente ai suoi impulsi e ai suoi bisogni, dimenticando di occuparci della nostra parte animica e spirituale.

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Litha, il Solstizio d’Estate

Il giorno del Solstizio d’Estate è il giorno più lungo dell’anno, quello in cui la durata delle ore di luce è maggiore rispetto alla durata della notte. Solstizio è un termine che deriva dal latino solstitium: solsistere e indica appunto l’arrestarsi del Sole.
In questo momento particolare si celebrano i festeggiamenti di Litha.
Come ho spiegato precedentemente, il solstizio d’estate non è l’inizio dell’estate, avvenuto nei primi di maggio con la festa di Beltane, ma rappresenta il momento di massima energia e luminosità, in quanto il Sole è all’apice della sua potenza e trionfa definitivamente sulle tenebre.

Nell’antica Grecia i solstizi venivano considerati particolarmente importanti e rappresentavano ciascuno dei due una porta: il solstizio d’estate era la Porta degli Uomini, mentre il solstizio invernale era la Porta degli Dei. Questi erano i momenti in cui il Sole entrava in una fase specifica del percorso annuale: con la fase ascendente si entrava nel mondo della materia, mentre nella fase discendente si entrava nel mondo del divino e del soprannaturale.

In questi giorni di “Mezza Estate” le energie della Terra e dell’Universo sono particolarmente intense e magiche, al punto che il velo tra mondo visibile e mondo invisibile tende ad assottigliarsi, permettendo una sorta di fusione tra queste due dimensioni. Questo sabbath è infatti anche noto anche come Alban Heruin (luce della riva), in quanto, nel mondo antico si credeva che terra e acqua fossero rispettivamente al di sopra e al di sotto dell’equatore, e il Sole, trovandosi nel suo punto più alto, era in grado di unirle, esattamente come avviene sulla riva del mare.

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Tarocchi, luci e ombre

Ognuno di noi ha delle caratteristiche particolari che lo rendono esattamente la persona che è. Il nostro modo di essere è determinato da vari fattori: la cultura, la famiglia, l’ambiente circostante.. e non è da sottovalutare nemmeno la nostra data di nascita. Questa, infatti, può rivelare molto sulla nostra personalità e su chi siamo, non solo dal punto di vista astrologico.

Tarocchi e date di nascita sono un binomio quasi indivisibile. Chi ha fatto consulti con me sa bene che una delle prime cose che chiedo sono le date di nascita delle persone coinvolte nella domanda che mi viene posta, perché la data non solo permette di identificare meglio la persona, ma anche di capire certi suoi aspetti.

Ognuno di noi, infatti, ha un suo tarocco luce, o tarocco di nascita, che rappresenta la nostra interiorità, il nostro scopo, i nostri lati da preservare e manifestare.
E’ la carta che in certo senso esprime il nostro potenziale, le risorse a cui possiamo attingere per realizzare appieno noi stessi.

Come si calcola il Tarocco di Nascita?
E’ molto semplice. Prendiamo la nostra data di nascita, ad esempio: 07. 05. 1990 e dividiamola in gruppi di 2, cioè: 07+05+19+90 = 121

Dal momento che come riferimento abbiamo i soli Arcani Maggiori, che sono 22, se il risultato non è compreso tra 1 e 22 si fa un’ulteriore somma: 1+2+1= 4

L’arcano di riferimento è quindi il numero 4, vale a dire L’Imperatore. Avere questa carta come Tarocco di nascita potrebbe significare che siamo dei leader, sappiamo gestire le situazioni, o essere dei punti di riferimento per gli altri. Potrebbe anche indicare la necessità di avere fermezza e stabilità, senso pratico e organizzazione.

Esiste poi l’altro aspetto della medaglia, il tarocco ombra.
Ognuno di noi ha le sue ombre, aspetti con cui ci si trova a scontrarsi o a dover ammettere. Parti oscure, che tendiamo a nascondere, talvolta persino a noi stessi, ma che in realtà, esattamente come l’aspetto luce, possono essere un dono per la nostra evoluzione. Non è combattendo i nostri demoni interiori che possiamo evolvere e migliorare, ma accettandoli, integrandoli in noi. Solo attraverso la totale consapevolezza di chi siamo possiamo fare dei passi avanti, ma è necessario riconoscersi per ciò che si è, con onestà e accettazione.
Il tarocco ombra ci permette di capire quali aspetti di noi dobbiamo integrare o guarire, affinché la nostra anima possa compiere al meglio il suo percorso di esperienza terrena.

Come si calcola il tarocco ombra?
Esattamente come per il tarocco luce, la base di partenza resta la nostra data di nascita.
Se abbiamo: 07. 05. 1990 dividiamo di nuovo la data in gruppi di 2, cioè: 07+05.19+90 = 121
Ora non scomponiamo più la cifra come prima, ma dividiamo le prime due cifre e l’ultima: 12+1= 13

L’arcano ombra è la carta numero 13, vale a dire La Morte. Questo potrebbe significare che la persona teme i cambiamenti, la fine delle cose: magari si dispera quando termina qualcosa (sia un lavoro, una relazione, ecc..) e fa fatica a considerare che ogni fine porta con sé un nuovo inizio. Può anche voler dire che si tratta di una persona senza mezze misure, che quindi dovrebbe cercare di vedere anche le sfumature, perché non tutto è bianco o nero.

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Il Richiamo del Mare

Se la Terra è l’elemento che mi ha permesso di riscoprire la mia magia, il Mare è quello che mi ha connesso al mio potere. Credo sia il mio elemento naturale, quello a cui sono più connessa.

E’ esattamente come me: trasparente, attraente, solitamente calmo. Nelle sue profondità, però, può celarsi di tutto, basta un alito di vento un po’ più forte per incresparlo e agitarlo, nella tempesta diventa impetuoso e terribile, e le onde appaiono implacabili.
Il suo profumo stimola i sensi, la sua bellezza rigenera, il suo suono ammalia, ma bisogna avvicinarsi con prudenza e cautela, stare attenti a non spingersi troppo al largo, perché se non si è abbastanza esperti si corre il rischio di perdersi tra le sue insidie e annegare.
Il suo abbraccio ti culla, ti spinge, o si ritrae. Se ti lasci andare con fiducia ti sostiene, se hai paura e fai resistenza la sua forza ti impone di tornare a riva; puoi scivolare con dolcezza tra le sue sue onde leggere, o essere spinto in basso da quelle più consistenti.

Per addentrarti tra le sue profondità devi andare d’accordo con lui, fluire con lui, sentire il suo ritmo e saperlo gestire, facendoti trasportare.
Non abituarti troppo al suo tepore, perché puoi capitare all’improvviso in una zona molto più fredda. La sua temperatura non è sempre la stessa e devi abituarti gradualmente alla sua freschezza.
Sii pronto ad abbandonare i tuoi punti di riferimento: non ci sono ostacoli, né corsie prestabilite, né blocchi di alcun genere, ma sappi che procedi a tuo rischio e pericolo, facendo affidamento sulla tua abilità. Non è un tuo nemico, ma nemmeno un tuo amico. Ti accoglie esattamente come tu ti poni con lui.
E’ benefico, ma ti stanca e richiede energia. Ti ristora, ma è faticoso.

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Confini

Negli ultimi giorni mi sono trovata a riflettere su una cosa: i nostri limiti interiori.
Ci sono tasti verso i quali siamo più vulnerabili, e a volte, se vengono toccati con imprudenza, possono causare dolore.

A rifletterci bene, non è così difficile ferire qualcuno. Basta indelicatezza, superficialità, avventatezza.. se si finisce per urtare una parte di noi particolarmente delicata o in cui siamo particolarmente sensibili, il danno è fatto, e non si torna indietro. Le crepe possono essere sempre sanate, ma restano lì, come cicatrici indelebili, che anche una volta rimarginate hanno comunque il potere di rievocare la ferita che le ha provocate.

C’è una cosa che mi è stata insegnata: le persone si prendono con noi le libertà che sentono di avere. Tuttavia, in varie occasioni, ho constatato che non è proprio così.. credo piuttosto che questa frase sia vera a metà. E’ vero che a volte una persona si prenda delle confidenze perché sente in qualche modo di poterlo fare, però capita anche che uno “vada oltre” per sua libera iniziativa, come per valutare quanto può spingersi avanti.

Io, purtroppo, riconosco di avere un modo di fare che lascia molta libertà agli altri, non metto subito dei paletti. Non sono una persona che mette in soggezione o che crea muri; spesso mi sento dire che infondo serenità, tranquillità, e che con me ci si sente spesso a proprio agio. Sinceramente mi fa piacere ispirare queste sensazioni, ma non se questo induce ad andare a briglia sciolta nei miei confronti, senza fermarsi a pensare se si può o no.. perché ci sono dei confini.

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Capire

Quanto bello è quando qualcuno ti capisce davvero? Quando sente cosa hai dentro e lo coglie, senza nessuna paura e nessun fraintendimento? Sembra una cosa rara a volte, difficile da accadere.. eppure ogni tanto la magia avviene.

E’ come se scoprissi che qualcuno parla la tua stessa lingua, sente la tua stessa musica, vibra alla tua stessa frequenza. Per un momento, per un solo istante, quella persona ti sente, ti legge, ti percepisce, e non ci sono interferenze.. è una sintonia delicata e bellissima!

La possibilità di essere fraintesi è sempre dietro l’angolo, e basta poco, a volte pochissimo, per essere male interpretati.
Spesso non ci accorgiamo nemmeno di avere questo bisogno, eppure è forse la cosa che in fondo desideriamo di più: trovare qualcuno davanti a noi che riesca a cogliere l’esatta sfumatura delle nostre parole, il vero senso dei nostri pensieri, l’essenza di ciò che stiamo esprimendo. Quando questo succede, all’improvviso ci si sente meno soli perché si è finalmente in connessione. E’ come trovare l’esatto incastro di un puzzle: non siamo più dei pezzi isolati, buttati alla rinfusa nel caos, c’è qualcuno come noi, qualcuno che sa riconoscerci.
Forse ha a che fare con l’empatia, con la sensibilità, o semplicemente con una “similitudine di cuore” alla base: magari si è legati da esperienze analoghe, da sentimenti affini, o magari dalla sola e straordinaria volontà di venirsi incontro. Sta di fatto che quando qualcuno ti capisce, andando al di là delle parole e comprendendoti fino in fondo, arriva subito quella bella sensazione di tepore che ti fa sentire in armonia con tutto quello che hai intorno.

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Il Diavolo

Continuo la spiegazione iniziata con l’arcano della Morte. Come accennavo, questo chiarimento nasce dalla volontà di rassicurare coloro che si sentono intimoriti dai Tarocchi, credendo che si tratti di uno strumento pericoloso e intriso di energie oscure e demoniache.
Una delle carte che, tendenzialmente, mettono in soggezione è proprio quella relativa al Diavolo.

Il Diavolo, The Light Seer’s Tarot

Il Diavolo è la quindicesima lama degli Arcani Maggiori e l’iconografia generale prevede solitamente tre protagonisti: una figura demoniaca, posta al centro della scena, e un uomo e una donna nudi, legati con delle catene.
Questa carta esprime un po’ il rovescio della medaglia rispetto alla carta degli Amanti: se quest’ultima infatti simboleggia la scelta, il Diavolo fa capire che la scelta fatta non era quella giusta, e infatti le figure, invece di essere libere, si trovano incatenate e impossibilitate a muoversi.

Ci tengo a fare un appunto. Parlando di Tarocchi ho fatto presente il fatto che la loro origine sia tutt’altro che chiara: non si sa di preciso quando siano comparsi la prima volta, ma con ogni probabilità sono uno strumento davvero molto antico, e alcuni lo fanno risalire addirittura all’epoca egizia. Pertanto è ingannevole pensare che il Diavolo qui rappresentato abbia qualcosa a che fare con Satana, considerando che il Cristianesimo sarebbe successivo alla loro comparsa. La figura rappresentata è sicuramente una figura negativa, ma desidero fare ulteriore luce parlando dell’etimologia del termine.

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