Anahata, il chakra del Cuore

Il quarto chakra è Anahata, il chakra del cuore. Anahata significa non colpito, poiché indica un suono che non è prodotto da una collisione, ma che è senza causa: un suono mistico che rappresenta il palpito della vita. Si trova al centro del petto, all’altezza del cuore, e regola la nostra capacità di provare sentimenti puri, come l’amore incondizionato, l’empatia, l’altruismo, la compassione e l’umiltà. Il suo elemento è l’aria: mentre la terra e l’acqua sono ancorate al terreno, e anche il fuoco è legato a ciò che lo alimenta, pur tendendo verso l’alto, l’aria invece si libera nell’ambiente muovendosi leggera. Anahata è infatti la sede del prana, l’energia vitale; è il ponte che permette di trasmutare i bisogni dei chakra bassi (fisici) in qualcosa di più spirituale (chakra alti), è l’unione di cielo e terra e predispone alla capacità di relazionarsi di percepire le vibrazioni di chi ci circonda.
L’animale di riferimento è l’antilope, simbolo di movimento e velocità.
Le divinità a esso associate sono Isha, aspetto benevolo di Shiva, è colui che tutto pervade, di colore bianco e con tre occhi, è raffigurato nell’atto di elargire dei doni; e Kakini, colei che sublima l’amore romantico verso la spiritualità e l’amore universale. Raffigurata con quattro volti e quattro braccia, rappresenta i quattro aspetti del sé individuale: sé fisico, sé razionale, sé sensuale e sé emotivo. Regge una spada per eliminare gli ostacoli, uno scudo per proteggersi, un teschio per distaccarsi dal corpo e un tridente per equilibrare creazione, conservazione e distruzione.

Rappresentazione di Anahata con le divinità

Il simbolo di questo chakra è un fiore di loto con dodici petali, sui quali sono scritte le lettere: kam, kham, gam, gham, nam, cam, cham, jam, jham, nam, tam, tham. Questi rappresentano dodici turbamenti che siamo chiamati a superare: lussuria, inganno, indecisione, rimorso, speranza, ansia, desiderio, imparzialità, arroganza, incompetenza, pregiudizio e disobbedienza. All’interno abbiamo una stella a sei punte, formata da due triangoli intersecati: esprimono l’unione degli opposti, maschile e femminile, la materia che si eleva verso l’alto e lo spirito che discende verso il basso. Le sei punte indicano i sei chakra che ruotano attorno al quarto, punto di congiunzione.

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Remembering Colours

Nella vita sono sempre stata brava a fare una cosa: cogliere l’attimo! Ma non nel senso di non perdere l’occasione o di vivermi il presente (su quello ci sto ancora lavorando), intendo proprio un saper cogliere il momento in modo quasi artistico, un po’ come quando si scatta una fotografia o si ammira una particolare luce di un paesaggio. Mi è capitato l’altro giorno, nel pomeriggio.

Stavo studiando sui miei appunti di Radionica (ne parlerò a breve, perché è un argomento che merita di essere approfondito), quando a un certo punto ho deciso di fare una pausa e prendere un caffè sul terrazzo.
C’era una luce brillante in quel cielo di fine estate, un azzurro intenso, vivido, limpido. Le temperature si erano notevolmente abbassate rispetto alla settimana precedente, ma il sole scalda ancora, e il tepore dei suoi raggi sulla pelle creava un buon equilibrio con l’aria più fresca.
Seduta sulla sdraio, ammiravo i riflessi e le sfumature di verde degli alberi in lontananza. La loro chioma florida spiccava nell’azzurro, e creava un contrasto piacevole alla vista.
Stranamente c’era un gradevole silenzio in strada, e potevo assaporare il mio caffè facendomi cullare dal suono del vento che muoveva le fronde degli alberi, creando un fruscio morbido e rilassante, simile all’infrangersi delle onde sul bagnasciuga.

Mentre sorseggiavo piano, tenendo la tazzina calda tra le mani, ho iniziato a perdermi tra i miei pensieri, a riflettere sulle esperienze e sulle situazioni che ho vissuto in questi ultimi mesi, e i colori che avevo intorno mi riportavano a momenti di recenti ricordi, in cui non mi sembrava nemmeno plausibile l’idea di poterne sentire nostalgia. Eppure era proprio quello il sentimento che stavo provando al riguardo, e non tanto per quello che rappresentavano, ma per quello strano senso di pace che mi ero trovata a provare, senza sapere, in realtà, quanto fosse effimero e fasullo, tant’è che si era ben presto trasmutato in inquietudine.
Incantata da quella tranquillità esteriore, così contrapposta alle sensazioni che avevo dentro, mi sono sorpresa a sorridere, a sentirmi gli occhi lucidi, poi ho riso di nuovo, e un misto di emozioni insieme mi girava come una spirale vorticosa alla bocca dello stomaco.

Le chiome ondeggiavano con più forza, una folata di vento mi ha fatto rabbrividire, e l’ultimo sorso di caffè caldo è stato piacevole da buttare giù.
Tenevo tra le mani la tazzina ancora tiepida e, se fosse stata di un materiale più plasmabile della porcellana, l’avrei sicuramente stritolata, considerando la forza con cui la stringevo. Non era l’aria fresca ad agitami così, ma quel vortice intenso di emozioni che mi scombussolava dentro, facendo trapelare quasi nulla all’esterno. Guardavo il paesaggio, ma non lo vedevo. Percepivo il vento, ma non lo sentivo.
Quel turbine mi stava travolgendo con la stessa potenza dei colori che avevo davanti, colori che mi riportavano alla mente sensazioni, suoni, emozioni che cerco con tutte le mie forze di tenere seppelliti per non farmi troppo male, ma che escono spesso, mio malgrado, come folletti dispettosi che si divertono a creare scompiglio in un ordine che è soltanto apparente.
Se solo potessimo vedere cosa c’è davvero dentro le persone.. credo che io non somiglierei affatto a me stessa.

Montello, il mio luogo per rigenerarmi

Nell’ articolo La mia Ricarica di energia ho avuto modo di esprimere il mio apprezzamento per i luoghi in mezzo alla natura, e la mia profonda necessità di starne a contatto il più possibile. C’è un luogo in particolare che in questi ultimi mesi ho iniziato a frequentare in maniera più assidua, sia grazie a delle amicizie che si trovano in zona, sia per una spontanea e naturale connessione che mi ha fatto immediatamente apprezzare la bellezza che vi si trova. Sto parlando del Montello.

Per chi abita in Veneto, come me, non servono troppe spiegazioni, ma per chi viene da fuori, posso soltanto dire questo: è magico!
Ricco di paesaggi mozzafiato, immerso nel verde e costeggiato dal Piave, offre una vera e propria catarsi per chi desidera calma, natura, silenzio e aria pulita.

Avendo la fortuna di non abitare eccessivamente distante, riesco a passare da quelle parti più o meno una volta a settimana, spesso per dei ritrovi o pic-nic tra amici, oppure a camminare in solitaria con un’amica che, come me, adora fare lunghe passeggiate e restare in ascolto del silenzio della natura.

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Fiducia

Quanto è importante potersi fidare di qualcuno?
Quanto conta la fiducia in un rapporto?
Quanto è giusto essere affidabili e sinceri?
Fiducia è sinonimo di rispetto?

Sarei curiosa di leggere le vostre risposte a queste domande. Io mi limito a raccontare la mia esperienza.

Credo che l’Universo abbia deciso di testarmi parecchio questa estate. Mi sta sottoponendo a varie prove e sinceramente, se da un lato mi sento sotto pressione, dall’altro sento anche che si sta preparando il terreno a qualcosa di valido e qualificante che avrà luogo a breve.. Sensazioni, sesto senso, o percezioni da strega. Sento che qualcosa è nell’aria, qualcosa di positivo, finalmente.

Tuttavia, quello che sto vivendo adesso di positivo ha ancora poco. Per lo meno sul piano immediato (mi riferisco all’articolo Il tuo massimo bene).
Mi sono resa conto di essere pesante!! Sono pesante nel senso che do peso alle parole, ai gesti, alle persone. Non dico una cosa tanto per dire e non faccio nulla tanto per fare. Ho rispetto del mio corpo, di quello che dico e delle persone che ho di fronte. Perciò non agisco mai con leggerezza o superficialità, anche se a volte mi conviene farlo credere (ci sarebbe un libro da aprire a questo proposito).

La mia fregatura sta nel fatto che spesso concedo fiducia alle persone che fanno parte delle mie amicizie e credo alle loro parole. Benché piuttosto ingenua, non agisco mai in modo cieco e privo di cautela, ma cerco di dare sempre, seppure in modo graduale, credito e considerazione a coloro che entrano nella mia vita.

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Liberazione

Come spesso accade, i sogni ci parlano. Sono messaggi del nostro inconscio che nascondono timori, speranze, sensazioni, desideri, emozioni.. e comprenderli può aiutarci a far luce sul nostro mondo interiore e sul vero stato del nostro benessere psico-fisico.
Già da alcuni anni ho preso l’abitudine di segnarmi i sogni che ricordo, specialmente quelli che mi sembrano più particolari, ricchi di qualche significato nascosto che merita di essere rivelato e accolto.

Ho già avuto modo di parlarne qualche volta, e adesso mi fa piacere condividere di nuovo parte del mio mondo misterioso, perché riflettendo ho potuto capire cosa realmente provo e come davvero sto nei confronti di una situazione.

Il mese scorso avevo fatto accenno a una strana situazione che stavo vivendo, che non mi faceva sentire per nulla a mio agio. Non era una situazione che poteva proseguire a lungo, e in realtà da qualche giorno si è finalmente conclusa. Sul momento sono stata colta da diverse emozioni nemmeno coerenti tra loro, ma è stato uno sbandamento davvero breve, perché ho subito ritrovato il mio equilibrio e la mia centratura. Nonostante questo, non mi sono sentita davvero bene fino a ieri sera.

Ieri sera infatti ho rivisto una mia cara amica che non vedevo da mesi e con lei ho passato una serata veramente tranquilla e piacevole. Mi sono sentita calma, ed era da tanto che non mi sentivo così. Ho parlato con lei a cuore aperto e ho trovato comprensione e supporto. Ci siamo confidate come solo le amicizie sincere possono permettersi di fare e ho provato un senso di leggerezza e di pace che mi ha quasi stupita, non perché ero in compagnia, ma perché non mi ero resa conto che queste sensazioni mi stavano mancando da diverso tempo.

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Il tuo massimo bene

“Tutto ciò che accade, accade per il nostro massimo bene”.

Chi si avvicina alla spiritualità e ai temi riguardanti il risveglio, finirà in qualche modo per imbattersi in questa particolare verità. Una verità scomoda, a volte difficile da accettare, ma che, una volta compresa, ci permette di vedere le cose sotto un’altra prospettiva.

Quello che a volte risulta difficile da digerire è che “il massimo bene” non è il bene che pensiamo noi, anzi. Spesso non coincide affatto con quello che noi riteniamo essere il nostro bene.
Il massimo bene è un bene superiore, un bene che appare tale all’interno di un percorso evolutivo e animico, un bene che apporta beneficio al nostro scopo sulla terra, alla nostra anima, un bene, quindi, non effimero e legato all’oggi, ma più profondo, concreto, con effetti a lungo termine.

Nella vita di tutti i giorni spesso quello che accade facciamo fatica a vederlo come “bene”, specialmente se qualcuno ci tratta male, se viviamo un momento di pressione e di stress, se affrontiamo difficoltà particolari o se ci scontriamo con persone e situazioni che mettono a dura prova i nostri valori, la nostra pazienza, la nostra integrità..
Eppure tutto concorre alla nostra evoluzione, tutto concorre al nostro bene supremo, e serve a far sì che noi diventiamo chi siamo destinati a essere.

Molte prove non le scegliamo noi, anche se effettivamente le attiriamo con i nostri pensieri e con le nostre vibrazioni. La Legge di attrazione insegna che tutto quello su cui focalizziamo la nostra energia entra a far parte della nostra realtà. Quindi, di fatto, tutto ciò che nutriamo con le nostre convinzioni (consce o inconsce) e le nostre emozioni, finisce per manifestarsi, facendoci vivere esattamente quello che nella nostra mente era già reale. Questo ormai è stato ampiamente dimostrato dalla fisica quantistica, pertanto, sia che ce ne rendiamo conto o meno, siamo noi i creatori della nostra realtà. Potremmo non essere colpevoli di una situazione, ma in qualche modo ne siamo responsabili, in quanto possiamo aver contribuito a manifestarla.

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Famiglia e dintorni

Oggi volevo pubblicare un articolo su Lughnasadh, la festa del grano che cadrà domenica 1 Agosto, ma stamattina mi è successo qualcosa che ha focalizzato totalmente la mia attenzione e mi ha portata a fare delle considerazioni.

Ci tengo a fare una premessa. Per me la famiglia (termine con cui intendo i vari legami di sangue e non solo lo stretto nucleo familiare) è sempre stata molto importante. Mia madre mi ha cresciuta con dei valori particolarmente forti, e ci teneva che fossi consapevole dell’importanza di un legame, delle implicazioni affettive che questo comporta e del fatto che, qualunque cosa accada, il sangue resta sangue, e lega per sempre.

Eppure l’entourage familiare da cui provengo non è stato un esempio coerente con questi insegnamenti. Ho scoperto che il sangue non garantisce l’affetto e che a volte bisogna proteggersi e tutelarsi proprio da coloro che ci sono più vicini e che “dovrebbero” volerci bene.
Mi viene da piangere mentre scrivo, perché scrivendo mi sto rendendo conto del trauma che ho subito e di cui non mi ero mai resa conto in modo cosciente, fino adesso.

Invece la bambina che è in me si sente profondamente tradita e ingannata, presa in giro da coloro verso i quali si fidava. Per tutta la vita ho creduto a dei “ti voglio bene” che si sono rivelati vuoti e sterili, ho abbracciato con tutto l’affetto che avevo in corpo persone che non ci hanno messo mezzo secondo a tradire e far soffrire.. E se il torto l’avessero fatto solo a me sarei stata pronta a perdonare, a cercare di risanare il tutto, in nome di quegli insegnamenti che influenzano profondamente il mio modo di pensare.
Ma il torto non riguardava solo me. La ferita peggiore è stata fatta a mia madre, nel momento di sua più grande vulnerabilità e bisogno. C’era stata per tutti, si era fatta in quattro per tutti, aveva dato più di quel che poteva, senza tirarsi indietro mai, e adesso che l’aiuto sarebbe servito a lei, non c’era un’anima disponibile.

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Affinità selettive

Le relazioni umane hanno qualcosa di complicato e affascinante insieme.
Scoprendo l’altro ci si scopre, ci si mette in gioco, si fanno i conti con aspetti di sé che non si conoscono o che non si capiscono fino in fondo, e solo il confronto con l’altro può portare alla luce certe verità intrinseche.
Ho sempre apprezzato questa possibilità connessa agli scambi interpersonali, e ultimamente, in modo particolare, sto facendo i conti con delle debolezze che credevo ormai superate e finite.

Sono convinta che ognuno di noi sia responsabile delle proprie emozioni, nel senso che la verità del cuore è una verità che ci appartiene profondamente e che quello che sentiamo è qualcosa di cui siamo gli unici responsabili: l’altro fa emergere qualcosa di latente, qualcosa che esiste già, e la sua presenza permette solo di risvegliare quella parte di noi che è rimasta dormiente.
E’ come quando si dice che la bellezza è negli occhi di chi guarda: allo stesso modo l’amore o altre emozioni sono già nel cuore di chi le prova.

Eppure, è comunque spiacevole quando l’altra persona ti ritiene responsabile per la sua incapacità di coinvolgersi. Dentro di me, razionalmente, so che quello che sono merita di essere accettato e apprezzato senza remore, che “il pacchetto” o piace o non piace, e che non posso snaturare me stessa per accontentare gli altri. Ma c’è un altro aspetto, che è quello emotivo, che si sente ferito nel vivo, come se fosse una mia mancanza il fatto che l’altra persona non riesce a emozionarsi. Un po’ come se non fossi abbastanza, o all’altezza. Riemergono sensazioni spiacevoli, sensazioni lontane, che non provavo più da tanto e che speravo di non riprovare mai più: sensazioni di rifiuto, di non accettazione, di giudizio.. come se mi si stesse dicendo in faccia: “Non meriti più di questo!”

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Tanabata, la notte dei desideri

Secondo la tradizione giapponese oggi cade la ricorrenza di Tanabata Matsuri, una festa molto particolare.
Tanabata significa letteralmente settima notte e cade appunto la settima notte del settimo mese dell’anno, anche se in alcune zone del Giappone viene festeggiato il 7 Agosto.

Questa festa trae origine da un’antica leggenda cinese, che racconta la storia di due innamorati: la principessa Orihime e il pastore Hikoboshi.
Orihime era figlia di Tentei, il sovrano del cielo, e trascorreva il suo tempo a tessere abiti presso il Fiume Celeste. Poiché era sempre impegnata e non aveva modo di incontrare di nessuno, suo padre decise di darla in sposa al giovane Hikoboshi, un mandriano che viveva dall’altra parte del fiume e che si occupava dei pascoli celesti.
I due si innamorarono a prima vista, e dopo le nozze si dedicarono l’uno all’altra, presi dalla felicità e dalla passione. La gioia e l’amore li distrassero però anche dai loro doveri, cosicché gli dei non avevano più abiti e i buoi vagavano disordinatamente per il cielo.
Il padre di lei, non potendo permettere questa situazione, decise quindi di punire i due sposi, dividendoli ai due lati del fiume.
La principessa cadde in una profonda disperazione, piangendo senza sosta, e Tentei, mosso a compassione, permise ai due giovani di rivedersi, ma solo una volta all’anno, e a condizione di portare a termine i loro compiti. Pertanto, il settimo giorno del settimo mese è il giorno in cui cade questo incontro.
I due giovani sono identificati con le stelle Vega e Altair, separate dalla via Lattea.

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Amicizia Uomo-Donna

Spesso mi sono sentita dire che l’amicizia uomo-donna non esiste, che si tratta di una chimera e che in realtà si mettono sempre di mezzo i sentimenti, o l’attrazione o entrambi.
L’altra sera ho rivisto il film Harry ti presento Sally, un film che mi piace un sacco e che trovo anche pieno di verità, e in effetti, se vogliamo, rappresenta l’ennesima conferma che, a lungo andare, il rapporto di amicizia è destinato a evolversi e a modificarsi in qualcos’altro.

A essere sincera, io ho sempre creduto che l’amicizia uomo-donna fosse qualcosa di possibile e fattibile. Ho sempre creduto che non ci fosse niente di male ad avere amicizie miste e che, anzi, a volte avere una prospettiva “diversa” fosse un arricchimento, una risorsa extra che aiuta a vedere le cose con maggior completezza e profondità.

Benché negli ultimi mesi diverse persone abbiano cercato di minare questa mia convinzione, l’esperienza personale mi porta a rimanere fedele a quest’idea.
Dopo quello che stavo vivendo nell’ultimo periodo, ho sentito il bisogno di interagire con qualcuno che sapevo che mi voleva bene e che poteva darmi un’opinione sincera sulla situazione. E il primo nome che mi è venuto in mente non è stato quello di un’amica, ma di un amico.

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