Affinità selettive

Le relazioni umane hanno qualcosa di complicato e affascinante insieme.
Scoprendo l’altro ci si scopre, ci si mette in gioco, si fanno i conti con aspetti di sé che non si conoscono o che non si capiscono fino in fondo, e solo il confronto con l’altro può portare alla luce certe verità intrinseche.
Ho sempre apprezzato questa possibilità connessa agli scambi interpersonali, e ultimamente, in modo particolare, sto facendo i conti con delle debolezze che credevo ormai superate e finite.

Sono convinta che ognuno di noi sia responsabile delle proprie emozioni, nel senso che la verità del cuore è una verità che ci appartiene profondamente e che quello che sentiamo è qualcosa di cui siamo gli unici responsabili: l’altro fa emergere qualcosa di latente, qualcosa che esiste già, e la sua presenza permette solo di risvegliare quella parte di noi che è rimasta dormiente.
E’ come quando si dice che la bellezza è negli occhi di chi guarda: allo stesso modo l’amore o altre emozioni sono già nel cuore di chi le prova.

Eppure, è comunque spiacevole quando l’altra persona ti ritiene responsabile per la sua incapacità di coinvolgersi. Dentro di me, razionalmente, so che quello che sono merita di essere accettato e apprezzato senza remore, che “il pacchetto” o piace o non piace, e che non posso snaturare me stessa per accontentare gli altri. Ma c’è un altro aspetto, che è quello emotivo, che si sente ferito nel vivo, come se fosse una mia mancanza il fatto che l’altra persona non riesce a emozionarsi. Un po’ come se non fossi abbastanza, o all’altezza. Riemergono sensazioni spiacevoli, sensazioni lontane, che non provavo più da tanto e che speravo di non riprovare mai più: sensazioni di rifiuto, di non accettazione, di giudizio.. come se mi si stesse dicendo in faccia: “Non meriti più di questo!”

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Amicizia Uomo-Donna

Spesso mi sono sentita dire che l’amicizia uomo-donna non esiste, che si tratta di una chimera e che in realtà si mettono sempre di mezzo i sentimenti, o l’attrazione o entrambi.
L’altra sera ho rivisto il film Harry ti presento Sally, un film che mi piace un sacco e che trovo anche pieno di verità, e in effetti, se vogliamo, rappresenta l’ennesima conferma che, a lungo andare, il rapporto di amicizia è destinato a evolversi e a modificarsi in qualcos’altro.

A essere sincera, io ho sempre creduto che l’amicizia uomo-donna fosse qualcosa di possibile e fattibile. Ho sempre creduto che non ci fosse niente di male ad avere amicizie miste e che, anzi, a volte avere una prospettiva “diversa” fosse un arricchimento, una risorsa extra che aiuta a vedere le cose con maggior completezza e profondità.

Benché negli ultimi mesi diverse persone abbiano cercato di minare questa mia convinzione, l’esperienza personale mi porta a rimanere fedele a quest’idea.
Dopo quello che stavo vivendo nell’ultimo periodo, ho sentito il bisogno di interagire con qualcuno che sapevo che mi voleva bene e che poteva darmi un’opinione sincera sulla situazione. E il primo nome che mi è venuto in mente non è stato quello di un’amica, ma di un amico.

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Spiritualità nella vita di tutti i giorni

A volte l’Universo ci mette alla prova. Viviamo sfide, prove e ostacoli con il solo scopo di “svegliarci” ed evolvere spiritualmente, rendendoci conto che ciò che viviamo risponde solo e soltanto al nostro massimo bene, anche se a volte facciamo fatica a vederla così.

In queste ultime settimane ho scritto poco, perché ho dovuto lavorare intensamente su me stessa e cercare di dare un senso e un valore a quello che sto attraversando.
Ho capito da diverso tempo che le persone che più ci mettono alla prova, sono in realtà quelle con le quali abbiamo patti animici importanti. La loro presenza serve a farci comprendere determinate cose, e risponde in qualche modo allo scopo evolutivo con cui ci siamo reincarnati.
Che piaccia o no, la verità è che tutto quello che viviamo ce lo siamo scelti. Ci siamo scelti la nostra famiglia, le nostre sfide, le difficoltà, e le anime che ci stanno intorno sono sia quelle che ci sostengono e ci supportano, sia quelle che ci ostacolano per farci imparare una lezione. Abbiamo scelto tutto, e la nostra anima lo sa.
Quello che non sa è che l’esperienza terrena può talvolta rivelarsi più dura e complicata rispetto a quello che pensava nel momento della scelta, e che il nostro corpo, ovvero la nostra macchina biologica, ha delle esigenze e delle reazioni che vanno gestite per far sì che non prendano il sopravvento e ostacolino il nostro percorso evolutivo.

Chiunque si interessi di spiritualità, sa che una delle principali sfide da affrontare è proprio il fatto che il nostro corpo, che di fatto è solo un mezzo col quale vivere l’esperienza di reincarnazione, rischia di diventare il fulcro delle nostre preoccupazioni e pensieri. Dobbiamo prendercene cura e rispettarlo, in quanto è il tempio della nostra anima, e ha le caratteristiche necessarie allo scopo di questa nostra esistenza (quindi, di fatto, ognuno è perfetto così com’è, perché veniamo al mondo con il fisico adatto allo scopo di questa vita), ma non dobbiamo cedere passivamente ai suoi impulsi e ai suoi bisogni, dimenticando di occuparci della nostra parte animica e spirituale.

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Confini

Negli ultimi giorni mi sono trovata a riflettere su una cosa: i nostri limiti interiori.
Ci sono tasti verso i quali siamo più vulnerabili, e a volte, se vengono toccati con imprudenza, possono causare dolore.

A rifletterci bene, non è così difficile ferire qualcuno. Basta indelicatezza, superficialità, avventatezza.. se si finisce per urtare una parte di noi particolarmente delicata o in cui siamo particolarmente sensibili, il danno è fatto, e non si torna indietro. Le crepe possono essere sempre sanate, ma restano lì, come cicatrici indelebili, che anche una volta rimarginate hanno comunque il potere di rievocare la ferita che le ha provocate.

C’è una cosa che mi è stata insegnata: le persone si prendono con noi le libertà che sentono di avere. Tuttavia, in varie occasioni, ho constatato che non è proprio così.. credo piuttosto che questa frase sia vera a metà. E’ vero che a volte una persona si prenda delle confidenze perché sente in qualche modo di poterlo fare, però capita anche che uno “vada oltre” per sua libera iniziativa, come per valutare quanto può spingersi avanti.

Io, purtroppo, riconosco di avere un modo di fare che lascia molta libertà agli altri, non metto subito dei paletti. Non sono una persona che mette in soggezione o che crea muri; spesso mi sento dire che infondo serenità, tranquillità, e che con me ci si sente spesso a proprio agio. Sinceramente mi fa piacere ispirare queste sensazioni, ma non se questo induce ad andare a briglia sciolta nei miei confronti, senza fermarsi a pensare se si può o no.. perché ci sono dei confini.

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Capire

Quanto bello è quando qualcuno ti capisce davvero? Quando sente cosa hai dentro e lo coglie, senza nessuna paura e nessun fraintendimento? Sembra una cosa rara a volte, difficile da accadere.. eppure ogni tanto la magia avviene.

E’ come se scoprissi che qualcuno parla la tua stessa lingua, sente la tua stessa musica, vibra alla tua stessa frequenza. Per un momento, per un solo istante, quella persona ti sente, ti legge, ti percepisce, e non ci sono interferenze.. è una sintonia delicata e bellissima!

La possibilità di essere fraintesi è sempre dietro l’angolo, e basta poco, a volte pochissimo, per essere male interpretati.
Spesso non ci accorgiamo nemmeno di avere questo bisogno, eppure è forse la cosa che in fondo desideriamo di più: trovare qualcuno davanti a noi che riesca a cogliere l’esatta sfumatura delle nostre parole, il vero senso dei nostri pensieri, l’essenza di ciò che stiamo esprimendo. Quando questo succede, all’improvviso ci si sente meno soli perché si è finalmente in connessione. E’ come trovare l’esatto incastro di un puzzle: non siamo più dei pezzi isolati, buttati alla rinfusa nel caos, c’è qualcuno come noi, qualcuno che sa riconoscerci.
Forse ha a che fare con l’empatia, con la sensibilità, o semplicemente con una “similitudine di cuore” alla base: magari si è legati da esperienze analoghe, da sentimenti affini, o magari dalla sola e straordinaria volontà di venirsi incontro. Sta di fatto che quando qualcuno ti capisce, andando al di là delle parole e comprendendoti fino in fondo, arriva subito quella bella sensazione di tepore che ti fa sentire in armonia con tutto quello che hai intorno.

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Esiste!

Qualche giorno fa, ho visto su Facebook questa immagine: un uomo e una donna si stringono le mani, guardandosi con affetto e devozione, mentre altre persone cercano di allontanarli e distrarli dal loro rapporto. Il titolo dell’immagine era Lealtà.
Quello che mi ha sorpresa, e non poco, è stato vedere l’enorme quantità di commenti negativi inerenti a questo disegno. Non voglio parlare di gente disillusa, perché secondo me non si tratta di una presa di coscienza della realtà, ma bensì di vero e proprio cinismo. Sì, perché gente che scrive “Non esiste!”, “troppa fatica”, “sono tutti bugiardi”, oppure commenta con risate amare, a me fa pensare a un degrado davvero preoccupante.

Posso essere accusata di ingenuità, e forse un po’ lo sono, ma c’è una cosa che ho capito e di cui sono convinta: l’amore esiste. Certamente non piove dall’alto, va costruito con pazienza e dedizione, ma esiste. Una relazione seria e sana è del tutto possibile, e secondo me è importante che entrambe le parti siano disposte a lavorare su se stesse e sul loro rapporto con rispetto, trasparenza e fiducia. Il punto è: quanti, al giorno d’oggi, sono veramente intenzionati a lavorarci sul serio? Non solo a parole, ma concretamente, investendo tempo, risorse, energie e tutto ciò che serve per far funzionare le cose? Sicuramente si tratta di un impegno faticoso, sicuramente bisogna saper scendere a compromessi e sapersi venire incontro senza mollare la presa alla prima difficoltà, ma quanti sono davvero pronti a farlo?

Mi rattrista e mi preoccupa vedere con quanta facilità le persone siano convinte che ci sia sempre una fregatura dietro l’angolo. Non si crede più a niente, non si ha più fiducia in nulla, anzi.. la verità è che quasi ci si aspetta di essere fregati. Molti si lamentano, convinti che l’amore sia una fiaba romantica, una fantasia al pari di Babbo Natale, ma gli stessi che mostrano questo atteggiamento, solitamente sono i primi a non fare il minimo sacrificio per cercare di renderla concreta. Sembra una chimera, un sogno irrealizzabile, qualcosa di impossibile, ma allo stesso tempo non ci si sforza affatto di far funzionare le cose. E al primo ostacolo si lascia affondare la barca, a favore della propria “libertà”, o di qualcuno più disponibile e meno problematico.

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Il mare del cuore

A volte nel cuore abbiamo più di quanto osiamo dire. Può essere perché siamo consapevoli di quello che c’è e abbiamo semplicemente timore di esternarlo, oppure può essere perché in realtà non siamo completamente consci della complessità e della profondità delle nostre emozioni.

Da fuori è abbastanza facile fare confusione, perché anche se le emozioni che proviamo possono essere simili e indurre sensazioni quasi identiche, il modo di rapportarsi a queste emozioni cambia in ciascuno di noi, a seconda della propria sensibilità, ma anche a seconda della propria capacità di esprimere ciò che si prova.

Se i fraintendimenti con persone “esterne” sono in qualche modo “normali” e gestibili, la vera fregatura nasce quando non riusciamo a tradurre in modo corretto il nostro mondo interiore, o quando lo traduciamo in modo parziale, convinti invece di averne colto il senso più autentico e profondo.

Per chi mi segue da un po’, è da circa metà aprile che sto manifestando una fase “strana”, che ho soprannominato la “fase della Sacerdotessa”, in riferimento ai Tarocchi. E’ come se dentro di me fossi avvolta da una coperta buia, che non mi provoca sentimenti tristi o di chiusura, ma che semplicemente mi causa incertezza, confusione, come se avessi bisogno di raccogliere le idee, sospendere ogni pensiero, e semplicemente lasciare che sia. Senza preoccupazioni, senza etichette, senza il bisogno di definire per forza qualcosa. Mi sento come se avessi il cuore chiuso nel silenzio. Sente e pensa, ma non si esprime, lasciandomi sperimentare certe sensazioni senza sapere dove o come incanalarle.
La parte difficile arriva quando è il corpo a manifestare gli effetti di queste emozioni, e lo fa nel modo più violento e intenso possibile, perché è lo sfogo finale dell’anima, che, rimasta ignorata troppo a lungo, inizia a urlare la sua sofferenza senza filtri di sorta. E stavolta la mia anima ha urlato furiosamente.

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Desideri ingenui

Sapessi quante volte ho immaginato di incontrarti. Ho immaginato di vederti, di parlarti.. Di dirti quanto fossi felice di ritrovarti. Nella mia testa ho provato emozioni talmente vivide da commuovermi realmente. Sognavo di abbracciarti e sentivo tutte le emozioni che mi invadevano in quell’abbraccio, le percepivo sulla pelle, distintamente, erano dentro di me e mi scorrevano dentro, mescolate al sangue. E mentre ti abbracciavo non riuscivo a trattenere le lacrime, tanta era l’intensità di quel momento. Non era tristezza, ma gioia, gioia mista all’ansia e alla preoccupazione provata per te in tutto questo tempo; era gratitudine profonda e intima per starti di nuovo vicino, nonostante le circostanze, nonostante le distanze, nonostante tutto.. Era affetto, un affetto sincero, nato in un modo imprevisto e spontaneo e che, per quanto illogico e ingenuo, fa fatica ad arrendersi, benché stia morendo di fame. C’era anche lo stupore di vivere davvero quel momento, di sentire le tue braccia tenermi forte, come se anche tu stessi aspettando quell’abbraccio da tanto tempo. Sentivo il tuo respiro, il tuo profumo, che ricordo ancora, mentre mi stringevi sempre più forte, e il mio cuore prendeva a battere all’impazzata, vanificando ogni mio tentativo di trattenere le lacrime. Avevo uno tsunami dentro di me, un vortice emotivo così intenso che era impossibile da contenere, impossibile da controllare. Piangevo e mi veniva da ridere allo stesso tempo, perché eri lì ed era bello averti lì. Era bello rivederti.. Era bello perché, per una volta, non ti stavi tirando indietro, ma ti godevi anche tu quel momento come fosse un attimo prezioso. Era bello perché era vero, e sentivo che ogni dubbio o paura avessi avuto, potevano finalmente sciogliersi. Era bello perché ci avevo creduto tanto, ci avevo creduto fino in fondo, perché sono stata sincera e onesta, anche se cauta nell’aprirmi con te. Non mi hai mai aiutato a farlo, anzi.. Chissà se hai colto quello che ti ho dato, se hai capito. Il mio dubbio è che pensieri più urgenti o presenze più concrete occupino la tua mente e ti impediscano di percepire quello che, con tanta delicatezza, ho cercato di farti sapere.
Non hai idea di quanto desideravo abbracciarti, di quanto affetto avrei voluto e potuto darti, se solo me l’avessi permesso. Ma non importa più.. ora so che posso chiudere questa porta, rinunciare a questi sogni senza nessuna recriminazione. Ho fatto tutto quello che ho potuto per farti capire quanto tenessi a te.
Ti auguro di essere felice, di ottenere dalla vita tutto ciò che riesci a desiderare, a sognare e a sperare.
E auguro la stessa cosa a me, che non ho più voglia di immaginare, ma di vivere concretamente i miei desideri ingenui.

Silenzio

E’ più di una settimana che non scrivo nulla..
Ho diversi articoli in preparazione, ma non ho pubblicato niente negli ultimi giorni e chiedo scusa per la mia assenza. Chiedo scusa anche a chi aspetta la seconda parte di “Fai brillare l’Angelo che è in te”: non l’ho lasciata in sospeso e nei prossimi giorni la pubblicherò.
Vorrei spiegare un momento cosa mi è successo, solo per far capire meglio come sono, come reagisco, cosa penso.. Penso che, al di là di quello che dico e degli argomenti che tratto, sia bello avere una idea della persona che scrive, no?

Ebbene, ho avuto uno stato d’animo un po’ strano.
Negli ultimi giorni ho vissuto delle esperienze che mi hanno fatto riflettere molto, sono entrata in contatto con persone che hanno messo in discussione alcune mie certezze e ho sentito la forte esigenza di fare del vuoto dentro di me e uscire: avevo bisogno di zittire il mio mondo interiore e di relazionarmi dal vivo con i miei amici.
Confesso che non amo passare ore al telefono. Sono un’anima antica probabilmente, e i filtri nelle interazioni non mi sono mai piaciuti: li trovo poco produttivi, utili solo come supporto di un’esperienza reale e concreta, altrimenti deleteri, per non dire pericolosi. Ti fanno perdere tutte quelle sfumature che invece io amo cogliere e notare, e mi piace sentire anche come reagisce il mio corpo, accorgermi se ricevo segnali positivi o di allarme. Ho sempre avuto bisogno di quella concretezza e la settimana scorsa ho sentito la necessità di ripristinarla.
Nonostante quel mio bisogno di uscire, aprirmi alla vita e alla socializzazione, dentro di me si è creato un silenzio totale. E’ come se mi fossi chiusa a riccio, sospendendo ogni pensiero, ogni valutazione, ogni cosa.. Per certi versi, sto tutt’ora così. Sento che sto acquisendo nuove consapevolezze, nuovi spunti. Sto maturando delle idee, che sono come semi nel terreno: bisogna attendere prima di vedere il loro sboccio.
Avendo interesse per i Tarocchi, potrei dire che in questo momento sono nello stato d’animo della Papessa: ricerca, raccoglimento, introspezione, studio.

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Il tesoro

Le persone danno valore a quello che gli manca, non a quello che hanno. Quelle in grado di riconoscere e apprezzare il valore di quello che hanno sono rare, per non dire uniche.
Non è una regola assoluta, ma spesso è così.
Ieri mi è capitata una cosa molto spiacevole, che mi ha fatto riflettere.. Sono rimasta parecchio male, confesso di aver provato emozioni molto forti e intense e non in modo positivo. Credevo che lo stereotipo del “buono = fesso” fosse superato, ma a malincuore mi sono accorta che devo ricredermi.

Ho capito da tempo, attraverso molte circostanze, che più una persona se la tira, ha il “vaffa” facile e si comporta da snob, più la gente intorno la apprezza e la idolatra. Mentre invece, se ti mostri gentile, comprensiva e disponibile, le persone finiscono per darti per scontata, senza minimamente rendersi conto di ciò che gli stai offrendo in dono.
Per cercare di essere più chiara e farmi capire meglio, metterò i miei pensieri sotto forma di favola.

Un giovane cavaliere nobile e coraggioso ha il desiderio di vivere delle avventure, di ricevere riconoscimenti, onori e apprezzamenti. Non è stato particolarmente amato durante la sua infanzia, ha lottato per ricevere l’attenzione della madre e la considerazione del padre, i suoi genitori erano troppo presi dai loro compiti per occuparsi di lui, privandolo di carezze e affetto. Si sente profondamente inadeguato, e quel vuoto nel cuore è qualcosa che non riesce a colmare, benché cerchi di non darlo a vedere.
Un giorno incontra un vecchio saggio, un eremita che di rado si trattiene con qualcuno. Notando lo sconforto del giovane, tuttavia, decide di fermarsi un momento e, con la stessa dolcezza di un nonno, gli dice: “Non abbatterti, tu puoi avere un tesoro. Devi cercarlo con molta attenzione, ma quando l’avrai trovato, sarai ricco per sempre”.
Rincuorato da quelle parole, pensando di avere finalmente l’occasione di riscattarsi e farsi apprezzare dalla sua famiglia, il giovane decide di partire per andare alla ricerca di questo tesoro e tornare a casa coperto di doni e ricchezze.

Dopo vari giorni di cammino, sulla sua strada intravede una vecchia fortezza. Non ha un bell’aspetto da fuori. Le mura altissime appaiono impenetrabili, la costruzione sembra vecchia, inospitale, circondata da diversi rovi pieni di spine. Un largo fossato e delle sbarre di ferro ne impediscono l’accesso. Nonostante la fortezza non sia un granché, e dia l’impressione di cadere a pezzi, il giovane cavaliere è convinto che se riuscirà ad accedervi otterrà il rispetto e l’onore che ha sempre desiderato. E’ talmente ben difesa, infatti, che sicuramente al suo interno deve trovarsi un tesoro.

Si addentra quindi tra i cespugli. I rovi si rivelano più angusti del previsto, graffiandogli il viso e lacerandogli le vesti, al punto che, stremato da quella fatica, il giovane sembra arrendersi. Si siede a terra per un momento, per riposarsi e recuperare le forze, sconfortato dall’idea di non riuscire a raggiungere il suo obiettivo. Inizia a a rivolgersi parole di biasimo, quando, poco lontano, scorge una casetta accogliente e carina.

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