Invocazione alle erbe🌿

Facendo delle ricerche, ho trovato una bellissima preghiera, che pare essere molto antica (sembra che risalga al VI sec., ma non si esclude la possibilità che abbia un’origine ancora più antica) dedicata alle erbe e alla Terra.
Si tratta di un’invocazione latina, intitolata Precatio omnium herbarium, nella quale si manifesta la più alta devozione dell’uomo nei confronti di Madre Terra e della natura.
Quello che mi ha colpito e che mi spinge a condividerla è il fatto che essa manifesti la massima reverenza per le risorse naturali, le quali sono considerate come un vero e proprio pharmakon, poiché hanno il potere di guarirci, di risanarci, di offrirci tutto ciò di cui abbiamo bisogno.
Nel momento in cui le raccogliamo, dobbiamo essere consci del “sacrificio” che chiediamo alla pianta e, attraverso la preghiera, esprimere la nostra gratitudine per poter beneficiare delle sue virtù: stiamo invocando le forze naturali affinché la guarigione vada a buon fine.

Mi piace molto l’attitudine che emerge da queste parole, che è di semplice e umile richiesta. Non si tratta di una pretesa o un’imposizione, ma ci si pone come a chiedere un favore, con totale rispetto e una punta di soggezione, in quanto ci stiamo rivolgendo a una forza terrena estremamente potente, che garantisce la vita e il sostentamento di ogni essere. Ci rivolgiamo alla Madre, la quale, essendo ricca e benevola, ci concede un dono prezioso.

Sono anni che ho imparato ad avere rispetto delle piante e dei doni della Terra. Una delle prime cose che si imparano, quando ci si avvicina a questo mondo e si sente dentro di sé “il richiamo da strega”, è che le erbe sono un valido aiuto, di cui avere massima cura. Ogni volta che me ne servo, anche semplicemente per cucinare, tocco sempre la pianta, la avviso che sto per servirmi di lei, la avverto, e prima di strappare la foglia o lo stelo, le dico “Prendo questo”, in modo che faccia fluire la sua energia vitale altrove e non soffra per lo strappo. Non uso mai le forbici, ma faccio pressione con le dita, facendo in modo di non procurare alcun dolore. Una volta preso ciò che mi serve la ringrazio, perché anche se ce l’ho in giardino o sul davanzale, lei mi sta regalando qualcosa di suo che non è scontato.
Forse agli occhi della “gente normale” questo mio modo di fare può risultare stucchevole o sciocco, ma da Strega sono perfettamente consapevole del valore di ogni vita e cerco di avere la massima premura anche verso gli elementi che non possono esprimere a parole o con suoni le loro vibrazioni.

Riporto ora la preghiera

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