Lettura per l’eclissi di Luna

Oggi desidero proporvi una lettura collettiva per ricevere dei suggerimenti su come gestire le potenti energie di questi giorni. Il plenilunio di ieri, nel segno dello Scorpione, è stato molto intenso a livello emotivo e, come se questo non bastasse, è stato accompagnato da un evento astrologico alquanto raro: l’eclissi totale di luna. Questo fenomeno così affascinante prende il nome di Luna di Sangue e ci mette di fronte alla nostra sfera emozionale più profonda: ecco quindi dei consigli su come far fronte ai suoi effetti.

Lettura collettiva per l’eclissi di Luna

Partiamo dagli oracoli:

Le carte ci mettono di fronte alla necessità di acquisire e risvegliare una profonda consapevolezza: per quanto la vita terrena ci dia l’illusione di essere distinti e separati l’uno dall’altro, la verità è che siamo tutti interconnessi, siamo parte della stessa fonte, e ciò che ci diversifica in questa vita non è altro che un riflesso di quello che, come anime, siamo chiamati a sperimentare per evolvere. Nel momento in cui ci rendiamo conto che ciò che facciamo agli altri di fatto lo facciamo a noi stessi, possiamo guarire, scegliere il perdono, l’amore e l’ascolto e sanare in questo modo tutte le ferite. Attraverso questa guarigione, riusciamo a far emergere la nostra vera essenza, scevra di etichette imposte o autoimposte, ma connessa al nostro vero Sé. Siamo infatti chiamati ad andare al di là dei ruoli e dei compiti che ricopriamo, per permettere la fioritura della nostra parte più autentica. Possiamo sempre scegliere chi siamo, possiamo sempre decidere cosa fare della nostra vita, e più diventiamo consci di questo potere, più siamo capaci di indirizzare le nostre emozioni verso il nostro bene più alto. E’ importante capire cosa stiamo emanando, perché la realtà fisica non è altro che un’espansione concreta del nostro campo energetico e vibrazionale.
Prendendo coscienza del nostro potere effettivo, possiamo co-creare una realtà più affine ai nostri desideri perché, anche se non ce ne rendiamo conto, manifestiamo sempre ciò che si allinea alla nostra energia: è quindi fondamentale ripristinare un equilibrio interiore, fatto di consapevolezza e gratitudine, e imparare a celebrare la vita. La vita segue infatti gli schemi che noi creiamo e ogni esperienza serve a nutrire la nostra anima.

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La Torre

A seguito del nostro ingresso al piano celeste, custodito dal Diavolo, ci troviamo di fronte a una situazione di profonda destabilizzazione e in un certo senso di shock. Tutte le nostre paure vengono a galla, rischiando di sopraffarci e di far emergere la parte più vera, intima e vulnerabile di noi: ecco la Torre.

La Torre, Everyday witch Tarot, by Deborah Blake

Il sedicesimo arcano è uno dei più controversi e difficili di tutto il mazzo, ed è spesso raffigurato con immagini di distruzione, fulmini a ciel sereno e profondo scompiglio. Il senso di questa lama è proprio quello di buttare giù i muri e spesso, il modo in cui questo si verifica, è tutt’altro che delicato. Si tratta di un crollo, di un trauma, di una perdita di equilibrio: è un dover rimettere in discussione se stessi e il proprio mondo, e ci fa fare i conti con le stesse paure che abbiamo dovuto riconoscere nella lama precedente.
Mentre la Morte parla di cambiamento e rinascita, la Torre rappresenta un potente flusso di energia che, a mio avviso, potremmo definire violento, e che ci costringe a un drastico e inatteso cambio di rotta, dovuto al frantumarsi di certezze e punti fermi su cui facevamo affidamento. E’ un’energia distruttiva che ci porta a riconsiderare ogni cosa, e che ci mette di fronte alla verità, fino a quel momento nascosta, volutamente taciuta, oppure negata. Tutto viene a galla, tutto emerge, tutto viene finalmente portato alla luce. E sulla base di queste nuove consapevolezze e prese di coscienza possiamo dar vita a qualcosa di più autentico e risonante, distaccandoci da tutto ciò che era effimero e inconsistente. Partendo proprio da quel potente flusso di energia, scaturito dal trauma o dalla paura, possiamo trasmutare la distruzione in forza creativa e farla confluire verso i nostri sogni, le nostre speranze e i nostri desideri: lanciamo quel flusso verso l’Universo, dove le Stelle lo accoglieranno.

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Il Diavolo

Con la Temperanza abbiamo concluso il viaggio mentale dell’uomo, che ora si appresta ad accedere alla dimensione più elevata e spirituale: il piano celeste. A questo punto ci troviamo di fronte a una figura alquanto mistificata e fraintesa, il Diavolo, ovvero il custode delle nostre paure.

Il Diavolo, Universal Celtic Tarot, Lo Scarabeo

La scena raffigura solitamente una donna e un uomo nudi, tenuti legati da un essere dall’aria minacciosa, molto più grande di loro. Questo arcano ci mette direttamente in contatto con i nostri vincoli, siano essi di natura materiale o psichica: in questo mazzo è la lingua del dio Ogmios a tenere incatenati i due individui, poiché spesso sono proprio le parole a creare catene e tentazioni. Le parole possono insinuarsi in noi come un veleno; il modo in cui gli altri ci definiscono, o con cui noi stessi ci auto-identifichiamo, ci blocca in un’immagine fissa, ostacolando la nostra evoluzione. Questa lama rappresenta infatti le nostre paure più profonde, connesse al nostro inconscio e ci stimola a riflettere sul nostro lato ombra. Vittime di condizionamenti esterni e interni, bloccati dalle aspettative e dagli attaccamenti dell’ego, spesso siamo noi i primi sabotatori di noi stessi, finendo con l’adottare comportamenti poco producenti e boicottanti. Rischiamo di auto-ingannarci attraverso le nostre stesse credenze limitanti, che invece di farci migliorare e crescere, ci portano a sprofondare in una prigione creata da noi stessi e dalle nostre dipendenze.
Tuttavia, il Diavolo, non ha soltanto valenze negative. In alcuni contesti può rappresentare la creatività e la necessità di seguire le nostre passioni. E’ un’energia sensuale, potente e magnetica, che ci stimola a fare qualcosa di proibito, o di nuovo, al di là della solita routine, ci invita a lasciarci andare, accendendo la fiamma dell’eros e di quell’irresistibile energia che, talvolta, è proprio ciò di cui abbiamo bisogno per tenerci a galla.

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La Temperanza

Siamo arrivati all’ultima tappa del viaggio mentale dell’uomo: abbiamo vissuto delle prove che ci hanno trasformato profondamente e ora siamo pronti a compiere azioni di cui prima non eravamo capaci: siamo più consci delle nostre risorse e dei nostri talenti, ed è questo che insegna la Temperanza.

Temperanza, Chakra Wisdom, by Tory Hartman

Il quattordicesimo arcano raffigura una donna angelica che versa dell’acqua da una coppa all’altra, in un modo completamente innaturale secondo le leggi fisiche. Che il fluido vada dal basso all’alto, o dall’alto al basso, il suo movimento rappresenta il flusso naturale dell’energia, di cui noi non siamo altro che un canale. Il suo gesto, sereno e deciso, sta ad indicare che, a seguito della nostra rinascita, possiamo guarire, purificando e trasmutando la nostra energia vitale, e ripristinando l’equilibrio e l’armonia. La fanciulla simboleggia anche il nostro Angelo Custode, o Spirito Guida, che ci assiste durante la nostra vita e veglia sul nostro percorso terreno. La sua presenza è foriera di messaggi positivi, perché ci ricorda che siamo protetti e amati, ma indica anche che una situazione dolorosa sta finalmente giungendo al termine e che da quel dolore possiamo far riemergere la luce. La nostra anima è maturata e, come esito naturale di questo percorso evolutivo, raggiungiamo la guarigione. Questa lama ci insegna che l’energia vitale scorre in maniera inarrestabile e delicata allo stesso tempo e che dobbiamo prestare attenzione ai nostri pensieri e alle nostre azioni, se non vogliamo rischiare di inaridire la coppa.
Stiamo acquisendo consapevolezza della nostra missione e, consci delle nostre luci e delle nostre ombre, siamo pronti a metterci alla prova, affrontando il guardiano del piano celeste.

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Corsi di Card Reading🔮

Di recente mi sono certificata come Card Reader (lettrice di carte), formandomi con importanti tarologi internazionali e creatori di carte oracolari. Sento che questa è la mia strada, ed è un mondo talmente bello e affascinante che desidero condividerlo e trasmettere ciò che so a chi desidera aprirsi a questa magnifica arte sacra.

La divin-azione è infatti un modo per entrare in contatto col divino e riconnettersi al proprio intuito. E’ veramente qualcosa di magico, ma anche di spirituale, perché ci consente di vedere le cose in modo più chiaro e profondo.

Ho già ricevuto delle proposte per insegnare dal vivo e sto prendendo appuntamenti con delle strutture olistiche per tenere lezioni sui Tarocchi.

Tuttavia, per chi desidera, mi rendo disponibile a tenere lezioni online dal vivo (non registrate), individuali (via zoom o skype).

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La Morte

Attraverso l’Appeso ci siamo rimessi in discussione, scendendo nel nostro io più profondo e questa fase così delicata ci porta verso una rivoluzione interiore drastica e profonda: un momento di trasformazione radicale e definitiva, rappresentato dall’arcano della Morte.

La Morte, Heaven & Earth Tarot

La tredicesima lama è conosciuta anche come l’arcano senza nome e, a seconda dei mazzi, raffigura sia l’aspetto più macabro e spaventoso della morte, sia la potenziale conseguenza di ciò che essa comporta: una rinascita. La morte ci ricorda che tutto è effimero, in continuo divenire e fluire, proprio come sostenevano gli antichi Greci attraverso la concezione eraclitea del πάντα ῥεῖ (“panta rei”, tutto scorre). Non è un caso infatti che questa lama si trovi tra l’Appeso (che rappresenta un blocco) e la Temperanza (che simboleggia la guarigione): ci ricorda infatti che se si vuole guarire è necessario evolvere, rinnovarsi e cambiare. La guarigione è quindi un processo di trasformazione e solo se siamo disposti a “far morire” una parte di noi, possiamo rinascere e proseguire nel nostro percorso, altrimenti rischiamo di stagnare nelle nostre posizioni, senza riuscire a progredire di un solo passo. La morte è quindi un invito al distacco, a lasciare andare ciò che non ci serve più, per poter aprirci al nuovo e permettere che una nuova energia fluisca nella nostra vita. In un certo senso, è ciò che i giapponesi chiamano “sukkiri” e che anche se inizialmente spaventa, in realtà è una liberazione utile e necessaria.

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Dire o non dire?

Ho scoperto che nel mondo dei tarologi esiste un dibattito in merito a una questione delicata: nei consulti bisogna dire tutto quello che le carte rivelano?

Personalmente credo di sì, ma alcune celebrità del web, anche con grande seguito, sostengono il contrario, affermando che il tarologo deve decidere cosa è opportuno dire e cosa no.
Ebbene, ho valutato attentamente la cosa, e se da un lato il loro intento può sembrare buono e altruistico, dall’altro sono emerse alcune riflessioni che desidero condividere con voi, affinché comprendiate ancora più a fondo con quale filosofia intendo svolgere il mio lavoro.

Quando si leggono le carte è importante riconoscere che si sta “comunicando” con un sapere superiore e che pertanto siamo chiamati ad abbandonare l’ego. Non è la mia razionalità a operare, ma l’intuito, cioè una facoltà che mi connette a un sapere elevato e ultraterreno.
Nel momento in cui faccio un consulto, non sono propriamente io a decidere che carte estrarre, io fungo semplicemente da tramite, da canale intermediario tra la fonte divina e il consultante, e il mio ruolo non può che tener conto di questo. Non sono io a dover decidere cosa il consultante deve sapere e cosa no, perché se le carte escono in un certo modo e rivelano un particolare messaggio, io sono tenuta a farlo presente, proprio per rispetto verso il consultante, ma anche verso lo strumento stesso e, a un grado più elevato, verso la fonte da cui ho attinto quelle informazioni.
Ripeto, non decido io le carte, e nel momento in cui loro si palesano in un certo ordine, io devo riportare il loro messaggio nel modo più chiaro e fedele possibile, in linea con la mie capacità intuitive.

Mettersi al di sopra, decidendo cosa dire e cosa no, secondo me equivale a commettere un grave errore di superbia, perché se le carte comunicano una certa cosa, significa che quella cosa va detta, che il consultante deve saperla, e io chi sono per stabilire –in base alle mie personali credenze e convinzioni, che sono assolutamente soggettive e non verità assoluta- di non dirgliela? C’è modo e modo di comunicare le cose e su questo non ci piove, ma tacere un messaggio che potrebbe essere importante e funzionale, questo mai! E sinceramente mi stupisco, e non poco, di chi fa il contrario.
Le carte, gli oracoli, i mezzi divinatori, sono uno strumento per tradurre il messaggio del Divino e offrire risposte a coloro che sono alla ricerca di qualcosa. Tacere parte di quel contenuto credo sia deleterio non solo per il consultante, che viene quindi privato di informazioni potenzialmente necessarie, ma anche per il tarologo, che mostra di non avere fiducia e apertura nei confronti dei messaggi che vengono rivelati. E allora come può pretendere di essere affidabile?

Ora, possono esserci temi che uno desidera non trattare, e ad esempio io ho tenuto a mettere in chiaro che non sono propensa a fare consulti sullo stato di salute, eventuali morti e malattie. Non sono un medico e non uso le carte per fare diagnosi, perché non è quello il mio compito, né tantomeno il ruolo delle carte. Con le carte ci sono tantissimi temi da trattare, personali, spirituali, relazionali, lavorativi, familiari.. le questioni mediche vanno trattate diversamente, con strumenti idonei e in modo deontologicamente corretto e serio.
Attraverso i consulti tarologici e divinatori il mio desiderio è quello di fornire risposte, offrire chiarezza, fare luce su questioni che necessitano di essere comprese e integrate a fondo, e dare quindi un servizio di valore che possa chiarire le idee della persona richiedente, senza farle credere una cosa per un’altra e inoltre senza omettere nulla. Verità e onestà prima di tutto. Questa sono io e ci tengo che coloro che vengono da me sappiano cosa aspettarsi.

L’Appeso

Abbiamo dato il via alla Ruota di Fortuna e l’energia è tornata a fluire attraverso la Giustizia, che ci impone di analizzare attentamente il nostro percorso. Ecco che quindi è opportuno considerare le cose sotto una luce diversa e acquisire una nuova prospettiva: la lezione dell’Appeso è proprio questa.

L’appeso, Fairy Tarot Cards, by Radleigh Valentine

L’iconografia prevede un personaggio capovolto a testa in giù, appeso per una gamba. Il simbolo del Tao non si trova in tutti i mazzi, ma la sua rappresentazione non è affatto fuori luogo, in quanto simboleggia il fluire e indica che, per godere del momento propizio, bisogna saper aspettare. Nell’attesa, però, non bisogna rimanere inermi, ma dedicarsi al lavoro interiore e integrare le proprie luci e le proprie ombre per acquisire una maggiore consapevolezza. Siamo all’interno di un percorso iniziatico che ci sta trasformando profondamente, e questo rinnovo ci induce a rimettere in discussione le nostre idee, a rivedere le nostre scelte e a valutare le cose da una prospettiva diversa. Questa stasi apparente, pertanto, è in realtà necessaria alla nostra evoluzione e alla nostra crescita, poiché ci stimola a rinunciare al superfluo e a concentrarci sull’essenziale. L’appeso è colui che scende nelle profondità di se stesso, e si rende conto di dover modificare o ampliare le proprie prospettive: questo può favorire una visione più lucida della realtà; tuttavia, se non si lavora correttamente su di sé, si rischia invece di sviluppare una visione distorta, lontana dalla verità. E’ fondamentale quindi abbandonare l’orgoglio che caratterizzava il Mago, e capire il valore del nostro percorso e soprattutto verso quale direzione stiamo andando. Questa lama ci invita a temporeggiare e ponderare bene le cose, osservandole da più angolazioni. In questo modo potremo arrivare all’accettazione di ciò che è: attraverso questa presa di coscienza così radicale, impareremo a trascendere il dolore, arrendendoci al naturale fluire del Tao.

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La Giustizia

Il Fato, attraverso la Ruota di Fortuna, si è messo in azione, rischiando di farci perdere il nostro equilibrio, perciò diventa necessario rimanere saldi ai nostri valori e alle nostre scelte: ecco la Giustizia.

La Giustizia, I tarocchi della Triplice Dea

L’undicesimo arcano raffigura una donna con una spada e una bilancia; i suoi occhi sono bendati, perché non ha importanza la nostra identità, siamo tutti uguali di fronte a lei, e ci darà esattamente ciò che meritiamo, nel bene e nel male. Si tratta infatti di una lama controversa, ma anche eroica, che rimanda sia a una giustizia universale, e sia individuale. Abbiamo agito con disciplina? I nostri intenti erano egoici e vili, oppure altruistici ed elevati? Abbiamo fatto del bene o ci siamo macchiati di qualche bassezza? Ecco che siamo quindi convocati al tribunale interiore della nostra coscienza, pronto a valutare ogni nostro pensiero, ogni sentimento, ogni intenzione. Questa carta ripristina l’ordine e ripulisce tutto il karma accumulato, favorendo quindi un miglioramento della situazione. Di fatto non si tratta di un arcano negativo, poiché il suo messaggio è confortante e indica che giustizia sarà fatta. Ma preannuncia anche una trasformazione radicale, un’evoluzione significativa e duratura, prima sul piano sottile e poi su quello materiale e terreno. Il suo significato è che l’energia torna a fluire, sbloccando le circostanze, ma questo può tradursi in un cambiamento profondo e netto della situazione.

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La Ruota di Fortuna

Dopo la profonda presa di coscienza e della conseguente crisi vissuta con l’Eremita, arriviamo a una fase di trasformazione e cambiamento significativo: ora le cose non saranno più come prima, ma prenderanno una piega diversa. Siamo arrivati alla Ruota di Fortuna.

The Wheel, Fairy Tarot Cards, by Radleigh Valentine

Questo arcano raffigura una ruota, spesso rappresentata sotto forma di timone. In alcuni mazzi è mossa da una sorta di Demiurgo che decide il destino del consultante, in altri è proprio un personaggio umano a muoverla. Effettivamente questa lama è alquanto particolare: è la decima carta del mazzo e ha in sé l’energia dell’1 e dello 0. Abbiamo preso coscienza di noi, siamo consapevoli di essere, e abbiamo riconosciuto la nostra identità. Decidiamo quindi di muoverci in linea con la nostra essenza, e diamo un input, una direzione precisa alla nostra vita. Tuttavia, dobbiamo fare i conti coi capricci del Fato, che non sempre è pronto ad assecondare la nostra volontà. Questa lama parla quindi di cambiamenti, di sblocchi, di trasformazioni.. è la fine di un ciclo, e il tutto scaturisce da noi, da una nostra evoluzione profonda, ma non possiamo ancora sapere quale sarà l’esito, ecco perché lo 0, che rimanda al Matto. Noi interveniamo sulla nostra vita, ma il Fato dove ci porterà? Cosa ci riserverà?
A livello simbolico rimanda alla Ruota Karmica: abbiamo fatto un certo tragitto, abbiamo compiuto un certo percorso, e ora dobbiamo decidere da che parte andare. Possiamo tornare indietro e ripetere ciclicamente quanto già avvenuto, oppure evolverci, proseguire il cammino, dirigendoci verso l’ignoto. E’ l’1 che dà la direzione, cioè noi.

In un certo senso potremmo leggere questo arcano come una nascita: se il Matto è pura possibilità, è embrione, a questo punto diventiamo 1 e 0: nasciamo e ci apriamo alla vita, non sapendo però che cosa ci aspetta.

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