Alle mie Sorelle Sacerdotesse

Alle mie sorelle Sacerdotesse: le custodi di misteri, le donne medicina, le depositarie della storia e le narratrici, le sacre maghe, le guerriere selvagge, le antenate, quelle che serbano gli antichi nel loro midollo osseo, quelle forgiate nel fuoco, quelle che si sono bagnate nel loro sangue, le eroine che indossano le loro cicatrici come stelle, quelle che danno luce alle loro visioni e ai loro sogni, quelle che piangono e urlano sui loro sacri altari, le incarnate, le madri, le fanciulle e le crone, le mistiche, gli oracoli, le artiste, le musiciste, le vergini, le sensuali e sessuali, le donne del nostro mondo-

Io vi onoro. Sono qui per voi e con voi. Io celebro sia la vostra autonomia che la nostra sorellanza nell’Uno. Siamo molte. Siamo agguerrite. Siamo tenere. Siamo le responsabili del cambiamento, stiamo radicalmente mantenendo e pulendo lo spazio per l’esplosione dei sacri semi della Coscienza e Consapevolezza Collettiva. Siamo i manifesti e le fiamme della purificazione e della trasformazione. Stiamo vivendo le nostre vite in autenticità, vulnerabilità, trasparenza e senza remore. Siamo dedite all’integrità, all’ineccepibilità, all’affidabilità, alla responsabilità e all’amore passionale.

Siamo qui intenzionalmente, col proposito di non dare alcuna energia alla conformità, all’accettazione o all’approvazione. Siamo figlie della terra, le audaci del cosmo.

Sacerdotessa, continua a vivere la tua vita con passione, elevandoti alle vibrazioni cosmiche e senza abbassare i tuoi standard per nessuno. Sei spudoratamente benedetta, una forza della natura. Nutri te stessa e l’un l’altra.

Sei un ponte cristallino tra i regni e unisci cielo e terra. Sei una sacerdotessa e sei divinamente consacrata, designata e inarrestabile.

Mishi McCoy, Traduzione personale
Buona festa della donna💐

Donne selvagge

Io sono una donna selvaggia.
Corro con i lupi
somiglio alla leonessa.
Ululo alla luna.
Mi lascio guidare dai miei antenati.
Ascolto la dea e nessun altro.
Io sono una donna selvaggia.
In contatto con il mio sé superiore e nell’armonia dell’animale umano che ospita questo corpo.
Io sono una donna selvaggia.
Possiedo il mio corpo.
Possiedo il mio spirito.
Possiedo le mie scelte.
Possiedo la mia mente.
Il mio spirito è mio.
Faccio quello che mi pare.
Io sono una donna selvaggia.
La mia volontà è in linea con il divino.

Io sono una donna.
Sono stata una vittima.
Io sono una guerriera.
Sono stata picchiata
Mi hanno creduta Morta.
Ho vissuto.
Io sono una sopravvissuta.
Io sono prospera.
Io sono una regina perché io governo.
Io sono una guaritrice.
Io sono una donna di medicina.
Credo nell’amore.
Credo nella giustizia.
Credo nel sangue.
Credo nella legge naturale.
Credo che verrà un tempo in cui riconoscerete il mio potere.
Io riconosco il mio potere.
Io sono una donna selvaggia.
Semino preghiere nella terra.
Evoco la magia con le mie mani.
Io guarisco con le mie parole.
Distruggo con la mia rabbia.
Non mi dite di obbedire.
Non mi dite di sorridere.
Non mi dite di star calma.
Non ditemi che sono troppo aggressiva, troppo violenta, troppo forte, troppo grande, troppo nera, troppo estrema, troppo piccola, troppo agguerrita.
O che io non sono abbastanza.
Non ditemi come agisce una signora, o come essere una donna, o che cosa pensate che dovrei fare.
Io cammino con gli elefanti.
Volo con i falchi.
Nuoto con il polpo.
Caccio con le tigri.
Io sono una donna selvaggia.
Una donna senza legge.
Un fiore selvatico.
Una leonessa di montagna.
Una scimmia magica.
Un cacciatore.
Una strega.
Un guerriero.
Un’ amante.
Una madre.
Una sacerdotessa.
Una donna di medicina.
Io sono fatta di buio e luce.
Io sono l’equilibrio.
Invoco la dea della distruzione e la dea della nascita.
Io sono una selvaggia.
Io sono libera.
Io appartengo a me.
Io credo nella cura e nel machete .
Credo nel piantare fiori e nel sollevare i bambini.
Credo nella protezione e nella morbidezza.
Credo nell’arte e credo nel sacrificio.
So che a volte devi prendere l’arma così gli altri depongano le loro.
Io sono una donna selvaggia e faccio quello che mi pare.
E non voglio scusarmi per nessuna parte di me.

Clarissa Pinkola Estés, Donne che corrono coi lupi

La Papessa

Con la carta del Mago abbiamo scoperto di avere delle risorse e che dobbiamo semplicemente decidere come indirizzare e sfruttare quell’energia: ecco che arriva il momento di porsi delle domande importanti e iniziare a pensare in modo profondo: cosa ci facciamo qui? qual è il nostro scopo? c’è un divino?

Papessa, Heaven & Earth Tarot

La Papessa, la lama numero 2, è la prima figura femminile che incontriamo e rappresenta la ricerca interiore, la saggezza. Nell’iconografia è raffigurata una donna in vesti chiare, seduta tra due colonne, una nera e una bianca, su cui sono incise le lettere B e J. Si ritiene che queste siano le colonne del Tempio di Iside, la B sta per Bohas, la Mitezza (principio femminile), mentre la J sta per Jakin, la Forza (principio maschile). Da notare la B chiara sulla colonna nera, e la J scura sulla colonna bianca: è un chiaro rimando al simbolo taoista ☯️ che esprime la natura duale dell’Universo: tutto ciò che si manifesta prevede l’equilibrio e l’integrazione dei lati oscuri e luminosi, del bene e del male, del principio ricettivo (Yin) e il principio creativo (Yang).

Sul grembo regge la Torah, il libro ebraico della Legge. In passato certe verità venivano celate all’interno di immagini religiose perché la loro divulgazione era proibita. Se, a prima vista, la Papessa potrebbe simboleggiare una virtù religiosa, per gli esoteristi è in realtà colei che incarna il sapere magico, alchemico e astrologico. Quindi la Torah potrebbe simboleggiare sì la conoscenza, ma anche il saper intervenire sulla Natura attraverso lo studio dei fenomeni che la governano.

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La Sacerdotessa

Papessa, Gilded Tarot di Ciro Marchetti

Qualche giorno fa, parlando del mio stato emotivo, ho paragonato la fase che sto attraversando alla carta della Papessa, e mi piacerebbe approfondire questo argomento.
Penso che sia chiara la mia passione e il mio interesse per i Tarocchi, non posso negare che sento un rapporto sempre più stretto con le carte e mi piace consultarle abitualmente: sono un mezzo per collegarmi al mio sentire, al mio Sé superiore e ai miei Spiriti-Guida, pertanto, seppure non influenzano in modo determinante le mie decisioni, rappresentano comunque un consiglio o un’indicazione che mi sento di ascoltare (ho spiegato nei miei precedenti articoli come utilizzo le carte e quale valore do ai responsi).

Per chi non lo sapesse, i Tarocchi sono 78 carte, chiamate lame, ognuno delle quali rappresenta un arcano: le prime 22 carte sono gli Arcani Maggiori, mentre le restanti 56 sono gli Arcani Minori.
Negli Arcani Maggiori ogni carta rappresenta una tappa importante, una fase evolutiva rilevante; hanno un significato esoterico molto particolare e rappresentano, nella loro totalità, il viaggio iniziatico dell’Uomo (rappresentato dalla carta 0, ovvero il Matto) fino alla sua piena realizzazione (il Mondo).
Gli Arcani Minori rappresentano invece le tappe della vita quotidiana, le persone che incontriamo, e le situazioni che viviamo.

La Papessa (o Sacerdotessa) è la lama numero II degli Arcani Maggiori: prima infatti abbiamo Il Matto (carta 0, può essere posta all’inizio o alla fine del ciclo, ma personalmente preferisco considerarla come tappa iniziale) e poi il Mago (carta numero 1).
La rappresentazione di questa carta cambia a seconda del mazzo; per quanto mi riguarda non amo molto i Marsigliesi, ma preferisco basarmi su mazzi che seguono lo schema Rider-Waite. E’ molto più affine al mio sentire e, inoltre, le raffigurazioni negli arcani minori sono un valido stimolo nell’interpretazione delle stese.

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