Il Diavolo

Continuo la spiegazione iniziata con l’arcano della Morte. Come accennavo, questo chiarimento nasce dalla volontà di rassicurare coloro che si sentono intimoriti dai Tarocchi, credendo che si tratti di uno strumento pericoloso e intriso di energie oscure e demoniache.
Una delle carte che, tendenzialmente, mettono in soggezione è proprio quella relativa al Diavolo.

Il Diavolo, The Light Seer’s Tarot

Il Diavolo è la quindicesima lama degli Arcani Maggiori e l’iconografia generale prevede solitamente tre protagonisti: una figura demoniaca, posta al centro della scena, e un uomo e una donna nudi, legati con delle catene.
Questa carta esprime un po’ il rovescio della medaglia rispetto alla carta degli Amanti: se quest’ultima infatti simboleggia la scelta, il Diavolo fa capire che la scelta fatta non era quella giusta, e infatti le figure, invece di essere libere, si trovano incatenate e impossibilitate a muoversi.

Ci tengo a fare un appunto. Parlando di Tarocchi ho fatto presente il fatto che la loro origine sia tutt’altro che chiara: non si sa di preciso quando siano comparsi la prima volta, ma con ogni probabilità sono uno strumento davvero molto antico, e alcuni lo fanno risalire addirittura all’epoca egizia. Pertanto è ingannevole pensare che il Diavolo qui rappresentato abbia qualcosa a che fare con Satana, considerando che il Cristianesimo sarebbe successivo alla loro comparsa. La figura rappresentata è sicuramente una figura negativa, ma desidero fare ulteriore luce parlando dell’etimologia del termine.

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La Morte

L’altro giorno, a casa di amici, parlavo di Tarocchi e ho notato che uno di loro mostrava un certo imbarazzo in merito. Lo vedevo in qualche modo intimorito, a disagio, e ho capito che questa sensazione era determinata soprattutto dal fatto che nel mazzo ci sono due carte un po’ particolari: la Morte e il Diavolo.
Vorrei perciò affrontare la spiegazione di entrambi questi arcani per rassicurare e tranquillizzare coloro che pensano che i Tarocchi nascondano qualcosa di nefasto, di oscuro, o addirittura di satanico.
In questo articolo parlerò della Morte.

La Morte, Everyday Witch Tarot, by Deborah Blake

La Morte è la tredicesima lama degli Arcani Maggiori, e in alcuni mazzi è chiamata anche l’arcano senza nome, proprio per esorcizzare il lato oscuro di questa carta.
E’ generalmente rappresentata come uno scheletro con una falce in mano e sullo sfondo compare un sole in procinto di sorgere o tramontare (a sottolineare l’ambivalenza del suo significato), ma, come ho più volte spiegato, l’iconografia cambia a seconda del mazzo che si utilizza.
Questa carta è legata alla natura effimera delle cose: tutto passa e per fare spazio al nuovo è necessario abbandonare il vecchio. Vita e morte sono aspetti della stessa medaglia, ma non è un presagio così negativo come si può pensare ed è quasi impossibile che parli di morte in senso letterale.

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La Sacerdotessa

Papessa, Gilded Tarot di Ciro Marchetti

Qualche giorno fa, parlando del mio stato emotivo, ho paragonato la fase che sto attraversando alla carta della Papessa, e mi piacerebbe approfondire questo argomento.
Penso che sia chiara la mia passione e il mio interesse per i Tarocchi, non posso negare che sento un rapporto sempre più stretto con le carte e mi piace consultarle abitualmente: sono un mezzo per collegarmi al mio sentire, al mio Sé superiore e ai miei Spiriti-Guida, pertanto, seppure non influenzano in modo determinante le mie decisioni, rappresentano comunque un consiglio o un’indicazione che mi sento di ascoltare (ho spiegato nei miei precedenti articoli come utilizzo le carte e quale valore do ai responsi).

Per chi non lo sapesse, i Tarocchi sono 78 carte, chiamate lame, ognuno delle quali rappresenta un arcano: le prime 22 carte sono gli Arcani Maggiori, mentre le restanti 56 sono gli Arcani Minori.
Negli Arcani Maggiori ogni carta rappresenta una tappa importante, una fase evolutiva rilevante; hanno un significato esoterico molto particolare e rappresentano, nella loro totalità, il viaggio iniziatico dell’Uomo (rappresentato dalla carta 0, ovvero il Matto) fino alla sua piena realizzazione (il Mondo).
Gli Arcani Minori rappresentano invece le tappe della vita quotidiana, le persone che incontriamo, e le situazioni che viviamo.

La Papessa (o Sacerdotessa) è la lama numero II degli Arcani Maggiori: prima infatti abbiamo Il Matto (carta 0, può essere posta all’inizio o alla fine del ciclo, ma personalmente preferisco considerarla come tappa iniziale) e poi il Mago (carta numero 1).
La rappresentazione di questa carta cambia a seconda del mazzo; per quanto mi riguarda non amo molto i Marsigliesi, ma preferisco basarmi su mazzi che seguono lo schema Rider-Waite. E’ molto più affine al mio sentire e, inoltre, le raffigurazioni negli arcani minori sono un valido stimolo nell’interpretazione delle stese.

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Tarocchi, un po’ di chiarezza🔮

I Tarocchi sono una macchina filosofica, che evita alla mente di divagare, pur lasciandole l’iniziativa e la libertà; si tratta di matematica applicata all’assoluto, l’unione di ciò che è logico con ciò che è ideale, una combinazione di pensieri esatti tanto quanto i numeri; forse la concezione più semplice e più grande del genio umano.”
Eliphas Levi

Nel mio precedente articolo “Perché i Tarocchi” , ho spiegato come mai mi sono avvicinata a questo strumento e perché lo considero un valido modo per fare introspezione, soffermandomi sulla differenza tra aspetto tarologico e cartomantico.
Tuttavia, credo sia doveroso fare alcune precisazioni.

Per quanto si cerchi di andare indietro nel tempo, l’origine dei Tarocchi risulta piuttosto oscura. Diversi studiosi hanno azzardato varie teorie e fatto ricerche; tra questi Steiner parlò addirittura di un legame con il leggendario Libro di Thot, legando quindi i Tarocchi al mondo egizio. In epoca Rinascimentale entrarono a far parte delle corti europee come gioco da tavolo, ma erano già intrisi di una complessa simbologia esoterica, che rimandava a una tradizione di tutt’altro tipo.
Fin dai tempi antichi i Tarocchi venivano usati come strumento di divinazione e, se li osserviamo bene, rappresentano un vero e proprio viaggio di iniziazione. Nello specifico, i 22 Arcani Maggiori rappresentano il percorso esoterico dell’Anima che, a partire dalla carta del Matto, attraverso varie tappe e ostacoli, arriva alla sua piena realizzazione. Ecco che quindi i Tarocchi si prestano a essere un valido strumento di conoscenza e di evoluzione animica.

Naturalmente ci sono diverse scuole di pensiero in merito alla capacità di leggere i Tarocchi. Nonostante le carte abbiano ognuna un loro significato e una loro simbologia, l’interpretazione delle letture è molto libera e sicuramente molto soggettiva, in quanto fa capo alle capacità intuitive di chi legge, ma anche alla sua sensibilità. Questo non significa che due persone possano interpretare una stessa stesa in modi completamente divergenti o opposti; ma ognuno può mettere in luce particolari sfumature e prospettive, facendo emergere determinate informazioni e connessioni. L’ intuizione è la vera chiave d’accesso, poiché è un’intelligenza superiore che ci permette di sentire le cose e capirle. Ci connettiamo al nostro Sé Superiore e riusciamo ad ascoltarlo. Il nostro Sé fa da legame con il mondo spirituale, invisibile e più siamo in grado di percepirlo, più riusciremo a tradurre in modo adeguato i messaggi che esso ci manda. Per questo motivo la mia opinione è che la lettura dei Tarocchi non sia un’attività per tutti. Tutti si possono cimentare nello studio, ma ben altro discorso è saper interpretare le carte, legarle tra loro e cogliere il loro messaggio. Quello è un dono, che dipende dal nostro grado di evoluzione e dalle nostre facoltà medianiche. (Esistono diversi tipi di medium, con diversi gradi di intensità. Io ho scoperto di essere una medium spontanea, poiché percepisco “cose” intorno a me, ne avverto la presenza e l’energia, ma non sono in grado di vederle né di comunicare con loro).

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Perché i Tarocchi🔮

Vi è mai capitato di essere affascinati da qualcosa che non comprendete appieno, ma che allo stesso tempo vi genera timore e curiosità?
Ecco, la mia esperienza coi Tarocchi è nata così. Un po’ per caso, un po’ per gioco, un po’ perché percepivo che dietro quelle immagini e quei simboli c’era qualcosa di più sacro di quanto mi rendessi effettivamente conto.

Mi sono avvicinata per la prima volta ai Tarocchi all’improvviso, quand’ero adolescente. Non avevo nessuno in famiglia che li leggesse e che potesse aiutarmi a comprenderli. Ma durante l’adolescenza ho sviluppato in modo spontaneo un richiamo molto forte verso quella che era la mia natura da “strega“, anche se non ne ero ancora consapevole.

Di punto in bianco, in modo del tutto inaspettato, ho iniziato a nutrire un fortissimo coinvolgimento verso il mondo della magia. Non sapevo spiegarmi nemmeno io questa inclinazione “venuta fuori dal nulla” e ammetto che, nel profondo, avevo quasi paura di me stessa per questo interesse così genuino e spontaneo (specie con la mia educazione e con la mia famiglia, molto religiosa).
Mi incuriosivano moltissimo i libri esoterici, magici, relativi alla stregoneria e ai rituali e cercavo quante più informazioni possibili su questi argomenti. Sentivo un richiamo verso la divinazione, in particolare verso i tarocchi, gli oracoli e le rune. Ero attratta dalla magia delle candele e percepivo di essere fortemente influenzata dalla luna.
Questa propensione, però, l’ho accantonata quasi subito. Ero conscia che nasceva da dentro e volevo approfondirla, ma tra gli impegni scolastici e, ripeto, l’educazione che avevo ricevuto, ho cercato di non assecondarla troppo.

Tuttavia, nel corso degli anni, è rimasta a sedimentare nel profondo, in modo silenzioso e costante, in attesa di venire nuovamente allo scoperto. Ogni tanto riprendevo qualche libro in mano, mi soffermavo a guardare video attinenti, mi leggevo i tarocchi attraverso i siti, quasi come un gioco.
Fino all’anno scorso.

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